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Elsewhere: Il viaggio psichedelico di Gemitaiz oltre i confini del Rap

C’è un momento nella carriera di ogni grande artista in cui il genere di appartenenza comincia a stare stretto. Per Gemitaiz, quel momento è cristallizzato in “Elsewhere”

Uscito in questa prima metà di gennaio, il nuovo progetto di Davide non è “solo un disco rap”, ma un’esperienza d’ascolto immersiva che flirta pesantemente con la psichedelia, l’elettronica e il trip-hop.

Quando abbiamo messo le cuffie per il primo ascolto in Officina, la sensazione è stata chiara: Gemitaiz ha smesso di rincorrere la classifica per rincorrere la purezza del suono. In Elsewhere, la collaborazione con Mace e Salmo (nella veste di producer oltre che di rapper) crea un triangolo creativo che sposta i confini della produzione urban italiana.

Sound Design e Sperimentazione Analogica

Il brano manifesto, Dancing With The Devil Pt.2, è un capolavoro di stratificazione sonora. Notiamo un uso massiccio di sintetizzatori analogici — probabilmente Moog e Prophet — che danno al disco un calore che il digitale puro fatica a replicare. Le batterie non seguono i pattern standard della trap 808; ci sono ritmiche spezzate, campionamenti di percussioni reali trattati con delay a nastro e distorsioni armoniche che rendono ogni beat “sporco” nel modo giusto.

La voce di Gemitaiz si adatta a questo caos calmo diventando ora un sussurro, ora un grido filtrato da distorsori bit-crush.

È un disco coraggioso perché chiede tempo all’ascoltatore, una merce rara oggi. In un’epoca di skip compulsivi, Elsewhere ti costringe a restare lì, nel suo altrove, a studiare come un delay possa cambiare il senso di una frase. Per un’officina come la nostra, questo album è una boccata d’ossigeno: ci ricorda che il campionatore è un pennello e lo studio è la tela, non solo un mezzo per sfornare hit.

LS.

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