Il grande ritorno delle Samba

Perché la sneaker adidas nata nel 1950 è tornata di moda

Frank Ocean è solo l’ultimo di una lunga serie di celeb ad essere stato fotografato con un paio di adidas Samba ai piedi, durante una passeggiata in compagnia di Tyler, the Creator, qualche giorno fa a Parigi. L’endorsement da parte di Ocean, style icon prima ancora che artista e cantante, sembra confermare il ritorno definitivo delle Samba, silhouette storica di adidas che dopo anni di oblio e di marginalizzazione – ma non di sparizione completa – sta tornando a far parte dell’estetica dominante. 

In realtà il ritorno non è poi così improvviso, dato che il progetto di rilancio della scarpa era iniziato nel 2018 con un obiettivo ben preciso per adidas: riguadagnare il proprio ruolo all’interno dello sneaker game. Nonostante infatti la rilevanza storica di adidas nel mondo delle sneaker, nel momento di massima espansione e crescita del settore – iniziato nel 2016, e proseguito l’anno successivo con la collezione The Ten di Nike insieme a Virgil Abloh – che cominciava a registrare numeri strabilianti grazie a silhouette in edizione limitata, release esclusive, riedizioni di vecchie scarpe, adidas inaugurava una strategia stratificata e composita. Mentre il brand di Beaverton tirava fuori dall’archivio qualsiasi tipo di Jordan mai prodotta, passandola ad Abloh per un rework di sicuro successo, adidas ha scommesso tutto su Yeezy per conquistare il cuore degli sneakerhead, non rinunciando mai alle Stan Smith, la scarpa più venduta nella storia del brand, reinterpretata e riproposta in innumerevoli versioni, firmate anche da designer, come Raf Simons, e brand streetwear, come Palace, con alterne fortune. Se da una parte il marchio tedesco ha puntato sulla visione di West (all’epoca un azzardo, a posteriori una scommessa vinta), dall’altra ha mantenuto sempre un piano B, imperniato su una scarpa iconica. 

Mentre il mercato delle sneaker e dello streetwear diventava un bolla sempre più grande popolata da silhouette tutte uguali, infinite riedizioni delle stesse scarpe, collaborazioni non ispirate, si andava a formare, e cresceva, una fetta di pubblico che si è progressivamente allontanato da un settore che aveva perso la sua componente culturale ed estetica. All’hype sfrenato e ingiustificato si è contrapposto in maniera sempre più netta l’heritage, la ricerca d’archivio e la qualità di sneaker che hanno superato la prova del tempo. In tutti questi anni, infatti, senza campagne mirate, senza innovazioni o cambiamenti vistosi, senza insomma l’attenzione riservata a release di grande portata, le adidas Samba hanno continuato a vendere, e tanto (35 milioni di paia in tutta la storia di adidas, dietro solo ai numeri delle Stan Smith), mantenendo, quasi senza sforzi, quell’aura di coolness impossibile da costruire artificialmente. È la colorway originale, nei toni del bianco o del nero, ad essere rimasta un simbolo, portatore di valori ed istanze diverse, che si riassumono in un essenzialità normcore. Sembra essere questo il motivo principale dell’efficace ritorno di una silhouette che è diventata una dichiarazione d’intenti, segnando il definitivo passaggio ad un normcore che rifugge logomania, sneaker ultra rare e fit esagerati, optando per un’estetica più understated, più contemporanea ed evoluta. Non sono servite collaborazioni di alto profilo, nonostante la presenza di Grace Wales BonnerJonah Hill, e persino Beyoncé, per far sì che le Samba tornassero ad avere la rilevanza di un tempo, tanto che la scarpa non è cambiata molto dal 1950, l’anno in cui è nata. 

La sneaker indossata solo qualche giorno fa da Frank Ocean, e molto amata anche da A$AP Rocky, è nata infatti nel 1949, entrando in produzione l’anno successivo, ed è una creazione dello stesso Adi Dassler. La Samba nasce come scarpino da calcio, una silhouette tecnica caratterizzata da una suola ricoperta di tacchetti, pensati per le condizioni climatiche e di gioco più estreme, come terreni duri o ghiacciati. Nel giro di poco, grazie alla sua comodità e al design deciso e minimale, la scarpa divenne un accessorio irrinunciabile per calciatori professionisti e non, invadendo anche i campi da calcio indoor. La silhouette fu scelta come la scarpa della nazionale di calcio tedesca ai Mondiali di Calcio del 1954, che la videro trionfare. Fin da allora la prima colorway – tomaia nera intervallata da Three Stripes bianche, suola in gomma e logo col trifoglio oro sulla linguetta – si è evoluta, senza radicali cambiamenti, mantenendo quel gusto sportivo ma classico, elevato da un color blocking minimal e da una silhouette semplice e indimenticabile. 

Il calcio resta uno dei leit-motiv nella storia della scarpa, che cementifica la propria fama e il proprio status symbol all’interno della terrace culture e dell’estetica casual inglese. Negli outfit dei tifosi inglesi, composti per lo più da capi di brand di sportswear italiani, come FILA, Sergio Tacchini, Ellesse e Stone Island, adidas deteneva praticamente il monopolio in fatto di sneaker. Indossare un paio di adidas, fossero esse GazzelleTrimm TrabCampusSpezial o Samba, diventa un vezzo dei tifosi inglesi, sneakerhead ante-litteram che durante la trasferte in Germania erano soliti mettersi alla ricerca di sneaker adidas introvabili o non disponibili sul mercato inglese. Le sneaker del brand diventano dunque parte della divisa ufficiale dei casuals, un ulteriore modo per dare forma ad un’identità anche stilistica, un modo per distinguersi dai tifosi di altre squadre, tanto che le Samba restano tuttora il simbolo dei tifosi del Liverpool

Le Samba travalicano presto i confini dei campi da calcio, diventando a tutti gli effetti un accessorio di lifestyle. Il successo delle scarpe, e la sua durata nel tempo, risiede nella loro polivalenza, nel loro essere iconiche ma non univoche, parte della storia di sport ed estetiche diverse, tanto della skate culture quanto del mondo Brit Pop di inizio anni Duemila, con i fratelli Gallagher, e i Blur di Damon Albarn. Sono state ai piedi di Bob Marley e di Freddie Mercury, di Owen Wilson e di Shia Lebouf, di Ashton Kutcher e di Donald Glover in Atlanta – uno dei volti con cui adidas cerca di conquistare la Black culture, fino al ciclismo di oggi. 

Gli anni Duemila segnano anche il decennio di oblio della scarpa, che rimane prigioniera proprio di quell’estetica casual e Brit Pop che aveva progressivamente perso popolarità e rilevanza. La scarpa però non scompare, ma resiste, rimane nelle collezioni di adidas, sugli scaffali degli store, nei retailer online, anche negli outlet, sempre uguale a sè stessa, e continua a vendere. È quasi una consapevolezza tardiva quella con cui adidas decide di riprendere coscientemente in mano la scarpa rilanciandola senza alterarla, elevandola in definitiva a quello status di leggenda normcore che solo una sneaker come la New Balance 991 può vantare. Il rilancio delle Samba è arrivato al momento giusto, ma sembrerebbe essere stato compreso fino in fondo solo ora, in un periodo in cui abbiamo riscoperto un’essenzialità, un minimalismo, nei gusti, nei gesti, in quell’estetica New Normal di cui la Samba è diventata portavoce. 

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