Fare musica significa vivere in armonia la bellezza
con la quale i suoni si organizzano,
la magia delle sensazioni che nascono dall’ascolto e dalla produzione musicale.
All’ascolto della musica spesso non si chiede altro:
emozionarsi, commuoversi, eccitarsi.
Questo è perfettamente lecito,
ma in un’ottica differente è importante capire che la musica
può sviluppare la riflessione sulle stesse emozioni,
sulla loro “messa in forma” simbolica;
può favorire insomma il decentramento rispetto ad esse.

La musica ci insegna fin da subito ad ascoltare noi stessi,
la propria voce e le proprie emozioni,
per dare loro una forma e una dimensione
che ricalca perfettamente il nostro carattere e le nostre abitudini.
L’uso consapevole della voce e di un movimento esplorativo e fluido
tendono a migliorare la conoscenza del proprio corpo e della propria interiorità.
Tutti possiamo cantare,
tutti nasciamo con un’attitudine musicale
che ci dà la possibilità di esprimerci creativamente
e di entrare in relazione con altri soggetti che nutrono la nostra stessa passione.
In altre parole, la musica può aiutare a conoscere meglio e gestire le emozioni,
attraverso l’ascolto e la riflessione.
Non ci sono aspettative.
L’educazione avviene nel rispetto dei tempi che ognuno di noi si è dato.

La musica non è solo puro intrattenimento, ma si lavora anche sull’interiorità.
Il silenzio che si crea dopo lo stacco della musica lascia chiunque
senza la possibilità di rivivere la bellezza di ciò che è stato creato
e che si è vissuto insieme.
La musica ha sempre rappresentato storicamente
il canale privilegiato per la rappresentazione simbolica
e la sublimazione delle passioni.
Essa dà corpo sonoro alle emozioni,
può essere una formidabile
«palestra per esercitare ogni individuo
nel riconoscimento differenziale delle passioni»,
ed è il “sentiero” privilegiato
per arrivare a conoscere e arricchire la nostra vita interiore
e favorire quella educazione all’affettività
che viene così spesso invocata da psicologi e pedagogisti.
La musica consente all’uomo di usufruire di diversi benefici:
quello educativo, ricreativo, rilassante e infine anche una funzione catartica.

Grazie a uno studio
realizzato da alcuni studiosi dell’università americana di Washington,
si è compreso che
la musica contiene un potenziale curativo enorme
che allontana anche dalle dipendenze da alcool e droga,
quindi in questo caso parliamo di Musicoterapia.
Va detto inoltre che l’emozione, la componente affettiva dell’esperienza musicale
non è necessariamente un punto di partenza,
ma può e deve anche essere un punto d’arrivo:
tanto più si comprende un brano di musica tanto più si riuscirà
a goderne ed emozionarsi.
In altre parole, l’approccio emotivo, in sé, è fondamentale
anche perché un brano musicale può avere diversi strati di conoscenza.
L’ascolto, di musica cantata con sillabe neutre in un ambiente curato e attento
alle esigenze delle persone, facilita l’apprendimento musicale
e favorisce sia la crescita individuale che quella relazionale.
È fondamentale mettere in luce tutte le potenzialità della musica
garantendo progetti nuovi e programmi formativi,
laboratori e strumenti per implementarne lo studio e la diffusione.
Solo in questo modo sarà possibile tirare fuori il meglio di ogni giovane
partendo proprio dalla scuola più che dalle famiglie,
spesso sfornite di strumenti economici e culturali adeguati
per comprenderne l’importanza e il valore pedagogico.


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