Smeco Da Rua inizia a scrivere all’età di 12 anni, avvicinandosi alla cultura Hip-Hop la cui ricerca, scoperta e comprensione, attraverso l’ascolto dei grandi classici, lo conduce a trasformare in canzoni le proprie canzoni in poesie.

Arrivano presto le prime pubblicazioniMetafora (2012); il MixTape La Voce dei Muti (2014); Paranoia MixTape (2015).
La ricerca di nuovi stimoli porta al singolo Vittima” (base di Watchowski, lavoro in studio di Lo Spettro), parte di un ampio progetto artistico (Greenta Music) che sancisce la collaborazione tra Smeco Da Rua e il producer Lo Spettro, fondatore de La Stanza dei Fantasmi (Netlabel e Officina Sonora nata con l’obiettivo di produrre e promuovere musica Urban emergente). Seguirà anche la collaborazione con l’amico e producer Monky B (con cui firma il brano Dancing Marijuana).

Nel 2018, Smeco Da Rua si trasferisce a Milano, dove registra diverse tracce presso il Caveau Studios di Jack The Smoker, sempre su beat di Watchowski. Nel 2020, durante il lockdown, pensa, scrive e registra Al Piano di Sotto Mixtape, insieme al suo socio di sempre (Lo Spettro).
Ad Ottobre 2020 pubblica su YouTube, insieme a Lo Spettro DJ, il video ufficiale di Vintage (regia di AnywayAgency).

Intervista Smeco Da Rua

Documentandoci un po’ su di te abbiamo notato che non sei in qualche modo il primo arrivato. Raccontaci come hai iniziato e mosso i tuoi passi.

“Avevo 12 anni quando cominciai a scrivere.
Fino ai 18 era un mio segreto, anche perché non avevo idea di cosa fosse il rap. Non esisteva alcun esempio, non esisteva alcun mezzo di comunicazione (o quantomeno difficile o impossibile da reperire nella periferia Calabra) così veloce da istruirmi. Quando scoprimmo Mr. Simpatia di Fibra nel quartiere avevo 15 o 16 anni. Quando uscì la famosa notizia della sua morte i writer scrivevano sui muri addio Fibra ed io iniziai ad incuriosirmi sempre di più. Ci fu solo una copia di quel disco nel quartiere e ce lo passavamo tra di noi per ascoltarlo. Quando arrivò a me, sapendo che avrei nuovamente dovuto renderlo, lo ascoltai per 15 ore consecutive. Nel frattempo dunque cominciai a trasformare i miei testi per renderli “rap”. Iniziai a scoprire Eminem e in classe avevo un compagno che mi girarava i dischi di tutti i rapper underground del momento. Arrivato ai 18 andai per la prima volta in uno studio, era a 25km da casa, sulle montagne. Presi immediatamente la patente per poterlo raggiungere. Il fonico dello studio mi ascoltó rappare e disse: “non hai nessuna metrica, nessun flow, non è così che funziona, torna a casa e studia! Ci vediamo quando sarai pronto”.
Il Giorno dopo ero nuovamente lì. Solo e sempre un passo indietro per via della mia vita e del mio quartiere. Da lì in poi, un passo alla volta, ogni fottuto giorno.
Adesso sono ancora qui e molti di quelli che non credevano potessi farlo hanno smesso.”

È appena uscito il tuo nuovo singolo Diavolo Custode. Ritieni sia la tua miglior traccia attualmente?

“Ritengo sia la mia miglior “canzone”.
Ci sono brani, freestyle, tracce di stile, tracce di tecnica. Questa è una canzone. Non è la mia migliore ma al tempo stesso lo è.
Per il lavoro che c’è dietro, per il video, per il sound da studio e non da cameretta e perché ho parlato di me senza pensare al rap, senza pensare al flow e alla tecnica. Sono io che racconto. Come ho sempre fatto, ma questa volta con il dolore non mascherato dietro una battuta o una risata malefica.”


Nella traccia riusciamo in qualche modo a percepire dell’emozione e la profondità del testo, scritto dopo un evento quasi tragico. Se ti va raccontaci un po’ l’accaduto.

“Mi trovavo per sbaglio ma anche per scelta nel retro di un’auto, non dovevo essere li. C’era una festa in spiaggia e scoppiò una rissa armata . Misi tutti nella prima auto (in cui inizialmente ero anche io)  e cercai gli altri per formare la seconda auto ma il conducente non era in condizioni di guidare e non volle nemmeno far guidare me. Purtroppo mi fidai. Senza rendermene conto Boom. Nero. Buio.
Uscimmo dall’auto e cominciai a chiedere a tutti “State bene, state tutti bene?” Mentre loro mi guardavano perplessi e shockati. Guardai in basso e vidi una pozza rossa, allora guardai la mia camicia ed era completamente bagnata di sangue. Il mio naso e i miei denti erano rotti ed io ero l’unico a non rendermi conto del rischio e di cosa fosse successo. Il viaggio in ambulanza fu adrenalinico, ridevo come un pazzo e non volevo essere toccato dai medici. Il giorno dopo ero già a lavoro. Ho sofferto per anni senza farlo notare a nessuno.”

Quali sono le tue esperienze nei live? Di recente ti sei esibito?

“Dai 18 ad oggi avrò fatto più di 1000 live.
Ho aperto i live di quasi tutti i rapper underground e anche di quelli che ora sono i grandi famosi. Ho organizzato, ho viaggiato, mi hanno fatto complimenti, ho sbagliato..ora sono un Asso nei live, anzi c’è chi sostiene (me compreso) che sono molto più forte in live che in studio.”

Come nasce il rapporto tra te e Lo spettro?

“ll duo Smeco Da Rua & Lo Spettro Dj nasce per caso nel 2014 durante un live in un sottoterra di un locale organizzata da @lospettro_dj.
Stesso sogno, stessa passione, stessa attitudine, stesso animo ci legarono immediatamente. Pian piano cominciammo a collaborare sempre di più su più progetti e sempre più unendosi verso una unica via comune.
Nel 2018 ci trasferimmo a Milano per continuare ad espanderci e tentare il salto. Proprio in quell’anno di venerdì 17 , ebbi l’incidente di cui parlo in Diavolo Custode.

Tra 3 anni dove ti rivedi?

“Se sono vivo è per un motivo.”

Read more https://www.tuttosulrap.it/emergenti/abbiamo-intervistato-il-promettente-smeco-da-rua

IL NUOVO SINGOLO DI “SMECO DA RUA”

ESCE IN DIGITALE IL NUOVO SINGOLO

VAYA CON DIOS

Dal 28 Gennaio 2022 disponibile, su tutti i Digital Stores, VAYA CON DIOS”, nuovo singolo di Smeco Da Rua – etichetta Babuzzle, edizioni Thaurus Publishing.

Dopo il singolo “Les jeux sont faitsSmeco Da Rua torna, con i produttori Lo Spettro e Monky B, a proporre la #CALAFROTRAP: Rap, Trap, Hip-Hop e Afro fusi in uno stile personale che non diniega,

anzi omaggia con ironia, le proprie origini calabresi. ˂˂ Quando mi chiedono di dove sei?” – afferma Smeco Da Rua- io rispondo Calafrika!”. Forse perché ci separa solo il mare, forse per il caldo d’estate che fa dire che ti sembra di stare in Africa. Credo anche perché qualcuno, per denigrare le nostre città o la nostra regione Calabria, ci abbia definito calafrikani”, come per offenderci; ma noi non ci siamo offesi, anzi! Ci siamo tenuti l’appellativo con orgoglio e senza vergogna˃˃.

Percussioni coinvolgenti e incalzanti ritmiche dal sapore africano si contrappongono ad una melodia malinconica e a liriche riflessive e autobiografiche.

L’intento dell’artista è indurre l’ascoltatore ad immedesimarsi nel testo e a farlo proprio: ˂˂ Vaya Con Dios è solo un pezzo di un enorme puzzle che è la mia vita. Ogni pezzo racconta una storia o, talvolta, può raccontare esperienze, punti di vista, pensieri. Sta all’ascoltatore costruire il puzzle, pezzo dopo pezzo. ˃˃

Biografia

Smeco Da Rua:

Ettore Posca, classe 91′

Inizia a scrivere all’età di 12 anni, avvicinandosi alla cultura Hip-Hop la cui ricerca, scoperta e comprensione, attraverso l’ascolto dei grandi classici, lo conduce a trasformare in canzoni le proprie canzoni in poesie

Arrivano presto le prime pubblicazioni: “Metafora” (200); il MixTape “La Voce dei Muti” (2014); “Paranoia MixTape” (2015).

La ricerca di nuovi stimoli porta al singolo “Vittima” (base di Watchowski, lavoro in studio di Lo Spettro), parte di un ampio progetto artistico (Greenta Music) che sancisce la collaborazione tra Smeco Da Rua e il producer Lo Spettro, fondatore de La Stanza dei Fantasmi (Netlabel e Officina Sonora nata con l’obiettivo di produrre e promuovere musica Urban emergente). Seguirà anche la collaborazione con l’amico e producer Monky B (con cui firma il brano “Dancing Marijuana”).

Nel 2018, Smeco Da Rua si trasferisce a Milano, dove registra diverse tracce presso il Caveau Studios di Jack The Smoker, sempre su beat di Watchowski. Nel 2020, durante il lockdown, pensa, scrive e registra “Al Piano di Sotto Mixtape”, insieme al suo socio di sempre (Lo Spettro).

Ad Ottobre 2020 pubblica su YouTube, insieme a Lo Spettro DJ, il video ufficiale di “Vintage” (regia di AnywayAgency).

Segui Smeco Da Rua su:

https://www.facebook.com/SMECOLOSVITATO/ https://www.instagram.com/smeco_da_rua/ https://soundcloud.com/smecodarua https://www.youtube.com/user/MrEctor91 https://www.youtube.com/channel/UC9RLOAYU6e4Y9am9U67YVjg https://open.spotify.com/artist/2FJ8za3o0zKj0rDQsgnSIl

https://www.instagram.com/babuzzlesas/ https://www.instagram.com/thauruspublishing/

Nel 2016 in Italia inizia a diffondersi la TRAP sottogenere dell’ Hip Hop nato nel sud degli Stati Uniti e sviluppatosi tra la fine degli anni novanta fino al 2000.

I precursori della Trap in Italia invece furono SFERA EBBASTA e CHALRLI CHARLES, anche se si ritiene che il primo album italiano con alcune sonorità trap sia stato Il ragazzo d’oro di Gué Pequeno del 2011.


Il vero momento epico per la trap in Italia arriva con l’album XDVR del rapper milanese Sfera Ebbasta , prodotto interamente da Charlie Charles, uscito nel giugno 2015 Disco ispirato alla musica statunitense e francese del genere, in particolare per quanto riguarda le sonorità e il mood fino a quel momento in Italia sconosciute. Contemporaneamente, nella scena hip hop romana si delinea il profilo della Dark Polo Gang prodotta da Sick Luke, che riesce in pochissimo tempo ha ritagliarsi un ruolo fondamentale nella nuova scena italiana.


Successivamente uscirono fuori nomi come quello di Ghali, Capo Plaza Izi, Rkomi e Tedua: frequenti collaboratori di produttori e rapper ( Charlie Charles, Sick Luke, Sfera Ebbasta e Dark Polo) considerati anche loro esponenti della cosiddetta nuova scuola dell’hip hop italiano, nonostante un sempre più progressivo distanziamento dalla trap verso sonorità più pop. Tra le donne che possono essere ricordate nella musica trap italiana ci sono Chadia Rodríguez, Leslie (Lisa Cardoni), Beba, Comagatte, Madame. Genere che ha cmq reso possibile la partecipazione del sesso femminile in modo attivo e significativo.


Dopo la trap, è l’ora della drill, sottogenere del rap, seguendo l’esempio di Francia e Gran Bretagna è giunta da noi con gli stessi suoni e le tematiche che la caratterizzano all’estero. Testi malinconici ed esibizione del lusso: rap che non può prescindere da questi due fattori. Genere che è soprannominato “trap nichilista” : sono rappers che raccontano della loro vita difficile nelle periferie d’Italia e di un passato spesso legato alla malavita per il disagio vissuto nei quartieri più poveri delle metropoli. La maggior parte di questi Trapper sono giovani che in questi anni hanno dominato le classifiche e che hanno sempre etichettato i vecchi
RAPPERS come datati e a rischio estinzione.

Oggi la realtà racconta una storia diversa e la nuova generazione è meno forte di qualche anno fa. La trap è durata davvero poco! Non ha saputo rinnovarsi. Non è riuscita a trovare i canali giusti per restare sempre in voga. Sono i quarantenni, infatti, che stanno dominando ora la scena riportando il Rap nei piani alti. Nel 2019 “Persona” di Marracash è stato fondamentale e ha gettato le basi per il ritorno ad un rap di contenuto, di riflessione ma sicuramente non “conservatore” in quanto nei lavoro di Marra sono presenti sonorità attualissime.


Sulla stessa scia di Marra sono riusciti a distinguersi rappers (tutti quarantenni) come Salmo, Guè Pequegno, Noyz Narcos, Gemitaiz,Inoki. Sono riusciti a riportare il pubblico ad ascoltare nuovamente un disco. Abitudine che negli anni si era persa. Attraverso i loro album ricchi di stile e rime tipiche della loro scuola di provenienza (hip hop) e attraverso i contenuti sempre più profondi e originali sono riusciti ad opporsi in modo intelligente ad una nuova generazione che stava comunque spingendo dal basso ma che ormai è destinata ad estinguersi. Questo a dimostrazione del fatto che oggi una “canzone” è concepita per attrarre lo spettatore nell’immediato e non è invece destinata a rimanere nel tempo.

Questi artisti invece sono riusciti a creare degli album che molto probabilmente resteranno nel tempo e che stanno segnando un cambiamento per la musica rap italiana significativo.


Questo nuovo anno ci darà ancora altri dischi che tutti gli amanti del genere aspettano da diverso tempo. Altri due “quarantenni” FABRI FIBRA e LUCHE’ saranno sicuramente protagonisti della scena con i loro nuovi album. Sarà un anno importante in cui molto probabilmente il Rap in Italia inizierà a prendere una direzione ben precisa e forse finalmente riuscirà ad avere il posto che merita lontano dalla musica pop italiana.

Lo Zio Eddy

Les Jeux Sont Faits

da Ve. 16 Luglio il nuovo singolo “Les jeux sont faits” (Prod. Lo Spettro & Monky B) su tutti i Digital Stores

Tamburi battenti dal sapore africano definiscono un mood energico, scandito da una ritmica ostinata, incalzante e orgiastica. Riusciresti a non muoverti? 

Rap, Trap, Hip-Hop e Afro si fondono nel nuovo singolo di Smeco Da Rua: “Les jeux sont faits”, prodotto da Lo Spettro e Monky B, in uscita su tutti i Digital Stores, il giorno Ve. 16 Luglio, per l’etichetta BabuZzle, edizioni Thaurus Publishing

Smeco Da Rua

Con un testo tagliente e tutt’altro che scanzonato (a dispetto dello stile happy), una metrica matematica e un flow accattivante, Smeco Da Rua propone la #CALAFROTRAP . 

Che cos’è la #Calafrotrap?  

 Smeco Da Rua scrive: ˂˂ Quando mi chiedono ”di dove sei?”,  io rispondo  “Calafrika!”. Forse perché ci separa solo il mare, forse per il caldo d’estate che fa dire che ti sembra di stare in Africa. Credo anche perché qualcuno, per denigrare le nostre città o la nostra regione Calabria, ci abbia definito “calafrikani”, come per offenderci; ma noi non ci siamo offesi, anzi! Ci siamo tenuti l’appellativo con orgoglio e senza vergogna. Calafrika è, dunque, qualcosa di storico e radicato nella nostra tradizione. 

La musica afro mi ha sempre attratto fortemente e i gruppi, i dj, i cantanti più famosi della mia città (Catanzaro) sono molto legati alla cultura black, suonano Reggae, Dance Hall, Afro e Hip-Hop. Da qualche tempo ho scoperto l’Afrotrap che, dopo tutte le declinazioni del Rap, è un sotto-genere della Trap. Ed è l’unico sotto-genere che mi entra dentro.

Smeco Da Rua

Ma, come non ho mai fatto Rap classico, come pur rappando su beat trap non sono un trapper, così  la mia metrica, le mie parole e il mood sul beat afro non sono, per me,  pura Afrotrap. Dunque, un po’ per omaggiare la terra che mi ha cresciuto, un po’ per scelta stilistica personale, l’obiettivo è stato quello di surfare su una nuova wave: #CALAFROTRAP!!!˃˃

Smeco Da Rua: Ettore Posca, classe ’91. Inizia a scrivere all’età di 12 anni, avvicinandosi alla cultura Hip-Hop la cui ricerca, scoperta e comprensione, attraverso l’ascolto dei grandi classici, lo conduce a trasformare in canzoni le proprie poesie. Arrivano presto le prime pubblicazioni: “Metafora” (200); il MixTape “La Voce dei Muti” (2014); “Paranoia MixTape” (2015). 

Lo Spettro e Smeco Da Rua

La ricerca di nuovi stimoli porta al singolo “Vittima” (base di Watchowski, lavoro in studio de Lo Spettro), parte di un ampio progetto artistico (Greenta Music) che sancisce la collaborazione tra Smeco Da Rua e il producer Lo Spettro, fondatore de La Stanza dei Fantasmi (Netlabel e Officina Sonora nata con l’obiettivo di produrre e promuovere musica Urban emergente). Seguirà anche la collaborazione con l’amico e producer Monky B (con cui firma il brano “Dancing Marijuana”).

Monky B

Nel 2018, Smeco Da Rua si trasferisce a Milano, dove registra diverse tracce presso il Caveau Studios di Jack The Smoker, sempre su beat di Watchowski. Nel 2020, durante il lockdown, pensa, scrive e registra “Al Piano di Sotto Mixtape”, insieme al suo socio di sempre (Lo Spettro). Ad Ottobre 2020 pubblica su YouTube, insieme a Lo Spettro DJ, il video ufficiale di “Vintage” (regia di AnywayAgency). 

Segui Smeco Da Rua su:

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https://www.instagram.com/smeco_da_rua/ 

https://soundcloud.com/smecodarua https://www.youtube.com/channel/UC9RLOAYU6e4Y9am9U67YVjg

https://open.spotify.com/artist/2FJ8za3o0zKj0rDQsgnSIl 

https://www.instagram.com/babuzzlesas/

https://www.instagram.com/thauruspublishing/

Maxtape è il nuovo progetto di Nerone: non un semplice mixtape, ma qualcosa di più, come suggerisce il titolo. Il titolo è chiaramente ispirato al nome di battesimo, Massimiliano,  ma di fatto è aggettivo adatto a presentare il prodotto.

All’interno infatti troviamo tantissimi rapper, di fama e livello tecnico elevatissimo. Troviamo Emis Killa & Jake la Furia, Fabri Fibra, Boro Boro, Gianni Bismark, Axos, Nitro, Gemitaiz, Highsnob, Danti, Tormento, J-Ax, Maruego, Mido e Clementino. Insomma, non proprio gli ultimi della scena.

Nerone è riuscito a fare da fulcro e trovare affinità con tutti i rapper ospitati nel proprio progetto, anche se apparentemente molto distanti tra loro. Giovani e veterani, rapper vecchia scuola e trapper innovativi. Nerone riesce ad affiancarsi a tutti questi, senza mai sfigurare, anzi… Cosa non banale, quando si hanno tanti ospiti in un proprio progetto: il rischio è quello perdere la propria identità creando un effetto “compilation”. Invece Nerone riesce a tenere in mano le redini del progetto, per dimostrare che non ha nulla da invidiare  ai più grandi della scena.


Lo stile di Nerone, caratterizzato da barre potenti, incastri e giochi di parole non viene meno in nessuno dei brani. Il suo rap polemico, dissacrante, con tante punchline come una volta è accompagnato da un sound fresco e variegato. Le produzioni sono curate da Sine, Bella Espo, A-Kurt, Funkyman, 2P, Foreigner, Biggie Paul, Frenkie G, Marco Azara, Mastermaind, Garelli, PJ Gionson e Big Joe.


All’interno del disco sono contenuti i singoli già pubblicati negli ultimi mesi: Bataclan (feat Fabri Fibra), Radici (feat Clementino) e Un sec (feat Nitro e Gemitaiz).

Se il Real Talk di qualche giorno fa aveva fatto crescere l’hype intorno a Maxtape, con la release del progetto intero possiamo dire che questa attesa è stata ben ripagata. Per restare aggiornati seguite i social di Nerone ed il sito dedicato a Maxtape!

Fonte:

https://www.rapologia.it/2021/03/26/maxtape-nerone-streaming/

“Il Mio Consiglio é…”
Questa citazione è presa da un vecchio brano della Spaghetti Funk
(se non sai chi sono torna a studiare)
per indicare appunto i nostri consigli all’ascolto.

Due i parametri di valutazione: contenuti e sound, con un punteggio dei parametri che va da 1 a 5 👻 “fantasmini”.

Medioego – Inoki

Il ritorno di INOKI per come lo abbiamo conosciuto, non per come lo abbiamo visto negli ultimi anni. Mi spiego meglio: Per molti “Boomer” e/o “Millenials” , Inoki è uno dei rapper che ha deluso di più nel corso degli anni per via dei suoi atteggiamenti, almeno per me è stato così ( e noi della “Stanza” abbiamo aperto diversi suoi Live in Calabria nonchè siamo stati punto “Rap Pirata Calabria” per la provincia di Cosenza) ed ho ritrovato questo pensiero in molti miei coetanei. Oggi però siamo qui a parlare del nuovo INOKI, un rapper che ha una storia da far invidia a qualsiasi B-BOY.

Infatti lui nasce come rapper nella Bologna di Zona Dopa, di Sangua Misto e di Joe Cassano. Tutti noi conosciamo e cantiamo brani iconici di quest’ultimo insieme proprio ad inoki: “Giorno e Notte” ne è un esempio lampante. Il Ness, all’inizio della sua carriera è un Bolo Rappresent, rappresentante di quell’hip hop fatto di colori, vestiti larghi e jam. Pietra miliare “Bolo by Night” presente nel disco 60Hz di Dj Shocca

Ma veniamo al fulcro della questione. “MEDIOEGO”, l’ultimo disco di Inoki, rilasciato il 15 Gennaio 2021, per cui un disco freschissimo, recente, che però al suo interno nasconde una profondità e maturità artistica e personale.

A sette anni da L’Antidoto, il suo quarto disco, del 2014, Inoki è tornato a fare parlare di sé per un disco con una finalità precisa: sottolineare le incoerenze e le controversie della società moderna e del suo periodo storico, ribattezzato – da qui il titolo del CD – “MedioEgo“.

Contenuto 👻👻👻👻(4)

Il punto di partenza dell’album è da ricercare nel suo titolo “Medioego“, termine generato dalla fusione di “Medioevo“, era associata in molte interpretazioni a decadenza e stagnazione intellettuale, ed “egoismo“, inteso come la ricerca permanente del proprio vantaggio davanti a quello della collettività. Dunque Medioego, presentandosi come un disco sociale, consisteva in una sfida ardua e piena di potenziali ostacoli: su tutti, la necessità di evitare qualsiasi forma di superficialità e soprattutto – specialmente per una persona emotiva e impulsiva come Inoki – di evitare ragionamenti “di pancia”. A livello lirico-testuale, inoltre, Medioego è un disco di gran qualità, che affronta argomenti complicati in maniera convincente, che graffia quando deve colpire e provocare e che rallenta quando bisogna far riflettere l’ascoltatore. Soprattutto, come si è detto precedentemente, ha un pregio fondamentale: l’unicità.

Sound : 👻👻👻👻 (4)

Attenzione, non parliamo dei beats.
Il Sound è quella sensazione inconscia che provoca stati d’animo e sensazioni nell’ascoltatore, anche la scelta dei mix vocali e degli strumenti utilizzati influiscono nella creazione del sound.

La sensazione è che lo stile musicale del rapper sia ormai talmente definito da essere impermeabile alle tendenze dei colleghiMedioego non suona come un album degli anni ’90 o del 2010 o ancora del 2020, ma come un progetto “alla Inoki“, portando una ventata d’aria fresca a una scena spesso troppo uniforme. A livello di sound, infatti, si parla di un CD di grande caratura, realizzato con l’impegno, la cura e l’intelligenza con cui si lavora ai capolavori del genere, e ne va dato il merito allo straordinario e polivalente Chryverde, con cui Inoki ha evidentemente un’intesa fuori dal comune, e agli altri producer che hanno lavorato al progetto: Stabber, Salmo, DJ Shocca, Garelli, Chris Nolan, Big Joe e Phra dei Crookers. In particolare va sottolineato il proficuo dialogo artistico di Inoki con Salmo e con Stabber, autore delle splendide strumentali di Duomo Trema e, ancora di più, la capacità di Chryverde di esaltare, da un lato, le tracce più aggressive e avvelenate e, dall’altro, di regalare al rapper beat catartici e magici come Immortali Ispirazione, che mettono l’anima dell’ascoltatore direttamente in contatto con la natura. Quest’ultima, infatti, impreziosita da un ritornello di Noemi che altro non è che pura arte, permette di ragionare sul “fattore featuring“. La scelta di Inoki, per Medioego, è stata la seguente: “pochi ma fondamentali“. Solo tre ospiti: una Noemi preziosa come l’oro che canta nel ritornello di Ispirazione, una travolgente BigMama al debutto nella “Serie A del rap italiano” e un Tedua più decisivo che brillante. Infatti, la strofa e il ritornello del genovese in WildPirata non sono qualitativamente straordinarie, ma la loro collaborazione è molto significativa proprio perché fortemente voluta e nata per sincera ammirazione reciproca.

Totale 👻👻👻👻👻👻👻👻 (8)

Per concludere, comunque, “Medioego” è un disco ottimo e brillante, di qualità elevata sotto tutti i punti di vista, con una struttura chiara e d’impatto e, soprattutto, unico, perché affronta un tema diverso, un tema controverso e complicato. È un grande album perché porta l’ascoltatore a riflettere e, che si trovi d’accordo o meno con i pensieri di Inoki, lo mette nella condizione di porsi dei dubbi e darsi delle risposte.

E forse è proprio questo il senso dell’arte e – più nello specifico – del rap...

Fonti:

Perché la sneaker adidas nata nel 1950 è tornata di moda

Frank Ocean è solo l’ultimo di una lunga serie di celeb ad essere stato fotografato con un paio di adidas Samba ai piedi, durante una passeggiata in compagnia di Tyler, the Creator, qualche giorno fa a Parigi. L’endorsement da parte di Ocean, style icon prima ancora che artista e cantante, sembra confermare il ritorno definitivo delle Samba, silhouette storica di adidas che dopo anni di oblio e di marginalizzazione – ma non di sparizione completa – sta tornando a far parte dell’estetica dominante. 

In realtà il ritorno non è poi così improvviso, dato che il progetto di rilancio della scarpa era iniziato nel 2018 con un obiettivo ben preciso per adidas: riguadagnare il proprio ruolo all’interno dello sneaker game. Nonostante infatti la rilevanza storica di adidas nel mondo delle sneaker, nel momento di massima espansione e crescita del settore – iniziato nel 2016, e proseguito l’anno successivo con la collezione The Ten di Nike insieme a Virgil Abloh – che cominciava a registrare numeri strabilianti grazie a silhouette in edizione limitata, release esclusive, riedizioni di vecchie scarpe, adidas inaugurava una strategia stratificata e composita. Mentre il brand di Beaverton tirava fuori dall’archivio qualsiasi tipo di Jordan mai prodotta, passandola ad Abloh per un rework di sicuro successo, adidas ha scommesso tutto su Yeezy per conquistare il cuore degli sneakerhead, non rinunciando mai alle Stan Smith, la scarpa più venduta nella storia del brand, reinterpretata e riproposta in innumerevoli versioni, firmate anche da designer, come Raf Simons, e brand streetwear, come Palace, con alterne fortune. Se da una parte il marchio tedesco ha puntato sulla visione di West (all’epoca un azzardo, a posteriori una scommessa vinta), dall’altra ha mantenuto sempre un piano B, imperniato su una scarpa iconica. 

Mentre il mercato delle sneaker e dello streetwear diventava un bolla sempre più grande popolata da silhouette tutte uguali, infinite riedizioni delle stesse scarpe, collaborazioni non ispirate, si andava a formare, e cresceva, una fetta di pubblico che si è progressivamente allontanato da un settore che aveva perso la sua componente culturale ed estetica. All’hype sfrenato e ingiustificato si è contrapposto in maniera sempre più netta l’heritage, la ricerca d’archivio e la qualità di sneaker che hanno superato la prova del tempo. In tutti questi anni, infatti, senza campagne mirate, senza innovazioni o cambiamenti vistosi, senza insomma l’attenzione riservata a release di grande portata, le adidas Samba hanno continuato a vendere, e tanto (35 milioni di paia in tutta la storia di adidas, dietro solo ai numeri delle Stan Smith), mantenendo, quasi senza sforzi, quell’aura di coolness impossibile da costruire artificialmente. È la colorway originale, nei toni del bianco o del nero, ad essere rimasta un simbolo, portatore di valori ed istanze diverse, che si riassumono in un essenzialità normcore. Sembra essere questo il motivo principale dell’efficace ritorno di una silhouette che è diventata una dichiarazione d’intenti, segnando il definitivo passaggio ad un normcore che rifugge logomania, sneaker ultra rare e fit esagerati, optando per un’estetica più understated, più contemporanea ed evoluta. Non sono servite collaborazioni di alto profilo, nonostante la presenza di Grace Wales BonnerJonah Hill, e persino Beyoncé, per far sì che le Samba tornassero ad avere la rilevanza di un tempo, tanto che la scarpa non è cambiata molto dal 1950, l’anno in cui è nata. 

La sneaker indossata solo qualche giorno fa da Frank Ocean, e molto amata anche da A$AP Rocky, è nata infatti nel 1949, entrando in produzione l’anno successivo, ed è una creazione dello stesso Adi Dassler. La Samba nasce come scarpino da calcio, una silhouette tecnica caratterizzata da una suola ricoperta di tacchetti, pensati per le condizioni climatiche e di gioco più estreme, come terreni duri o ghiacciati. Nel giro di poco, grazie alla sua comodità e al design deciso e minimale, la scarpa divenne un accessorio irrinunciabile per calciatori professionisti e non, invadendo anche i campi da calcio indoor. La silhouette fu scelta come la scarpa della nazionale di calcio tedesca ai Mondiali di Calcio del 1954, che la videro trionfare. Fin da allora la prima colorway – tomaia nera intervallata da Three Stripes bianche, suola in gomma e logo col trifoglio oro sulla linguetta – si è evoluta, senza radicali cambiamenti, mantenendo quel gusto sportivo ma classico, elevato da un color blocking minimal e da una silhouette semplice e indimenticabile. 

Il calcio resta uno dei leit-motiv nella storia della scarpa, che cementifica la propria fama e il proprio status symbol all’interno della terrace culture e dell’estetica casual inglese. Negli outfit dei tifosi inglesi, composti per lo più da capi di brand di sportswear italiani, come FILA, Sergio Tacchini, Ellesse e Stone Island, adidas deteneva praticamente il monopolio in fatto di sneaker. Indossare un paio di adidas, fossero esse GazzelleTrimm TrabCampusSpezial o Samba, diventa un vezzo dei tifosi inglesi, sneakerhead ante-litteram che durante la trasferte in Germania erano soliti mettersi alla ricerca di sneaker adidas introvabili o non disponibili sul mercato inglese. Le sneaker del brand diventano dunque parte della divisa ufficiale dei casuals, un ulteriore modo per dare forma ad un’identità anche stilistica, un modo per distinguersi dai tifosi di altre squadre, tanto che le Samba restano tuttora il simbolo dei tifosi del Liverpool

Le Samba travalicano presto i confini dei campi da calcio, diventando a tutti gli effetti un accessorio di lifestyle. Il successo delle scarpe, e la sua durata nel tempo, risiede nella loro polivalenza, nel loro essere iconiche ma non univoche, parte della storia di sport ed estetiche diverse, tanto della skate culture quanto del mondo Brit Pop di inizio anni Duemila, con i fratelli Gallagher, e i Blur di Damon Albarn. Sono state ai piedi di Bob Marley e di Freddie Mercury, di Owen Wilson e di Shia Lebouf, di Ashton Kutcher e di Donald Glover in Atlanta – uno dei volti con cui adidas cerca di conquistare la Black culture, fino al ciclismo di oggi. 

Gli anni Duemila segnano anche il decennio di oblio della scarpa, che rimane prigioniera proprio di quell’estetica casual e Brit Pop che aveva progressivamente perso popolarità e rilevanza. La scarpa però non scompare, ma resiste, rimane nelle collezioni di adidas, sugli scaffali degli store, nei retailer online, anche negli outlet, sempre uguale a sè stessa, e continua a vendere. È quasi una consapevolezza tardiva quella con cui adidas decide di riprendere coscientemente in mano la scarpa rilanciandola senza alterarla, elevandola in definitiva a quello status di leggenda normcore che solo una sneaker come la New Balance 991 può vantare. Il rilancio delle Samba è arrivato al momento giusto, ma sembrerebbe essere stato compreso fino in fondo solo ora, in un periodo in cui abbiamo riscoperto un’essenzialità, un minimalismo, nei gusti, nei gesti, in quell’estetica New Normal di cui la Samba è diventata portavoce. 

Per questa prima settimana di Marzo, noi di LSDF, abbiamo deciso di riprendere la storia delle Sneakers più iconiche al mondo, questa volta parlando delle “Converse All-Star”

Le All-Star, sono le sneakers che da quasi 98 anni vestono i piedi delle nuove generazioni.
Le primissime sneakers sono prodotte dalla Converse Ruberr Shoe Company, azienda nata nel 1908 in una cittadina del Massachusetts che porta il nome del suo fondatore Marquis M. Converse. Nei primi anni di attività produce galosce e altri modelli di calzature in gomma per uomo, donna e bambino.
Dopo alcuni anni, per ampliare il giro di affari, Mr. Convers mette a punto una scarpa adatta allo sport che nei primi anni 10 stava riscuotendo grande successo: il basket.

Nel 1917 nasce la prima Converse All-Stars. La sneakers presentava una suola di gomma spessa ed una struttura in tela nera che abbracciava l’intera caviglia. Nonostante gli sforzi del fondatore per creare una scarpa adatta ai giocatoti di basket, la calzatura non ebbe subito un grande successo.
La fama arriva quando il noto giocatore Chuck Taylor, innamoratosi del confort di queste sneakers, ne promuove le doti in tutto il paese. Chuck apprezzava così tanto queste scarpe che si recava personalmente in azienda per acquistarle e migliorare il modello in base alle sue necessità.

La fortuna di Chuck Taylor fa si che le Converse All-Stars diventino la scarpa più usata nel mondo del basket tanto che nel 1922 fa pubblicare il primo Converse Basketball Yearbook. L’annuario raccoglie tutte le foto ed interviste dei giocatori di basket che indossavano le ormai famosissime Convers All-Star, in modo da far vedere al mondo quali fossero le scarpe dei campioni.
Il contributo di Chuck Taylor è così notevole che nel 1932 l’azienda decide di imprimere il suo nome sul patch della scarpa.

Successivamente in occasione delle olimpiadi del 1936 Chuck Taylor disegna la nuova Converse All-Star. Completamente bianca, riportava i colori del rosso e blu nelle rifiniture come omaggio alla bandiera americana, divenne la scarpa ufficiale dei giochi olimpici fino al 1968.
Nel 1957 nasce Un’altra calzatura in casa Converse, la rivisitata All-Star Low Cut, che riportava tutti i segni distintivi della classica All-Star higt top, ma molto più bassa alla caviglia.
Ma il successo in ambito sportivo delle Converse non ha lunga vita. Negli anni settanta grazie al boom economico nascono numerose aziende, che oggi sono veri colossi in fatto di sportswear come Nike e Adidas, che propongono modelli molto più accattivanti mettendo così in secondo piano quelle che fino ad allora erano le scarpe più amate dagli sportivi.

La fortuna delle Converse non è finita, infatti le storiche All-Star divennero le scarpe indossate da un’intera generazione perché simbolo di una controcultura nascente.
Da scarpe adatte agli sportivi a simbolo di ribellione in pochi decenni. Le All-Star vengono indossate negli anni ’70 ed ’80 da numerosi gruppi rock tra cui gli AC/DC, i Ramones, i Nirvana e non solo anche gli attori considerati belli ed impossibili come James Dean indossano queste calzature comode e uniche nel loro genere.

Nonostante il successo, la concorrenza è spietata e nel 2001 la Converse Ruberr Shoe Company si trova sull’orlo del fallimento.
A salvare questo colosso, per così dire, è la Nike che incorpora il brand acquistandolo per la cifra di 305 milioni di dollari.
Le All-Star sono le sneakers più famose in tutto il mondo. Si stima che ne siano stati venduti quasi 800 milioni di Chuck Taylor e nonostante vengano proposti innumerevoli modelli con fantasie accattivanti, borchie, pelliccia, e doppio gambale, le classiche disegnate dal campione del basket Chuck Taylor in versione bianca o nera, rimangono un cult senza tempo.

cno.webtv.it

Fonte:

https://www.blogdimoda.com/la-storia-delle-converse-all-star-foto-49161.html


La Stanza Dei Fantasmi
presenta
il primo EP Ufficiale di
Ed Crain

interamente prodotto da Lo Spettro DJ

“TETRIS EP”


Tetris,
di Ed Crain
vuole esprimere e descrivere attraverso i testi e la musicalità la condizione di disagio che viviamo quotidianamente.”

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EP completo
disponibile su Spotify / Apple Music / Amazon Music e Youtube.

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Pensato e scritto da Ed Crain,
durante il LockDown,
prodotto | registrato | mixato | masterizzato da Lo Spettro,
al Piano di Sotto” de La Stanza Dei Fantasmi,
a Milano.

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Il progetto vuole esprimere e descrivere attraverso i testi e la musicalità la condizione di disagio che viviamo quotidianamente nella società. Tutto questo viene espresso attraverso una metafora: “IL TETRIS“. Come nel TETRIS anche nella vita si “gioca” con gli incastri. Ogni individuo è incastrato nel suo “piccolo mondo” e dà li non esce! Pezzo dopo Pezzo vede la sua vita scorrere, mentre un pezzo della sua vita va via, ne arriva un’altro e si crea il “nuovo incastro”.
L’EP vuole porre l’attenzione sul flusso continuo che caratterizza le scelte individuali di soggetti tendenti ad un uso spregiudicato delle droghe. L’obiettivo principale è quello di descrivere le “tentazioni” che portano un individuo a scegliere una determinata strada fino alla chiusura totale in sé stesso, quale parte di noi teniamo nascosta e infine quale decidiamo di mostrare. Nella traccia “PEZZI” è facile notare come la scrittura attraverso i termini e i contenuti combacia perfettamente con i ritmi e le musicalità del beat. In questa traccia in particolare viene espresso in modo molto chiaro la “direzione” che l’EP intende seguire riguardo ai concetti espressi.

Le produzioni, oltre che la cura del progetto in sè, sono affidate a Lo Spettro Dj, socio e compagno di una vita. Infatti i due sono gli ultimi membri attivi della crew calabrese “Scratch Your Mind” fondata nel 2012. Tutte le traccie sono diverse tra loro, proprio come i pezzi del tetris, che solo nel momento in cui si allineano, e dunque con uno sguardo e ascolto generale, prendono una forma intera fino alla completa assimilazione tra loro. Troviamo sound latini ma anche sound syntetizzati, dal boom bap hardcore all’electro house.

Ed Crain

Italo Matteo De Luca (in arte Ed Crainclasse ‘80.
Si avvicina alla scrittura
con stesura di abbozzati testi in prosa,
dall’età adolescenziale.
Le influenze d’oltreoceano, come Gang Starr e Chali 2na,
e quelle nostrane, come Salmo e Primo,
hanno modellato la passione per la cultura Hip-Hop,
attraverso l’approccio alla pratica del Rap.
Nel 2015 pubblica il suo primo MixTape “Fuori Orbita.
Nel 2018 pubblica, di seguito,
 “A Cosa Pensi ¿” e “A Cosa Pensi ¿ 2.0“.
Nel 2019, rilascia il singolo “Fallo Pure Tu“,
disponibile su tutte le piattaforme digitali,
in collaborazione con Lo Spettro,
autore della composizione e del lavoro in studio,
presso “La Stanza Dei Fantasmi“, a Milano.

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Lo Spettro DJ

Inizia a scoprire la passione da DJ all’età di 13 anni,
cresciuto tra giradischi “a cinghia” e “Vinili” Disco/Funk anni ‘80 del padre.
Dai 17 anni nei locali e nei centri sociali della sua Città, Cosenza,
diventa pian piano il punto di riferimento della nuova scena Hip-Hop,
in tutta la Calabria, con la crew “Scratch Your Mind”.
Nel 2014 fonda un’etichetta discografica indipendente
La Stanza Dei Fantasmi”,
con uno studio di registrazione che ha ospitato
il gotha della musica calabrese.

“Il Mio Consiglio é…”
Questa citazione è presa da un vecchio brano della Spaghetti Funk
(se non sai chi sono torna a studiare)
per indicare appunto i nostri consigli all’ascolto.

Due i parametri di valutazione: contenuti e sound, con un punteggio dei parametri che va da 1 a 5 👻 “fantasmini”.

DNA – GHALI

Caduta e rinascita di Ghali, che in “DNA” mette in versi la sua crisi (stavolta senza Charlie Charles)

La finta caduta di Ghali dalle scale del palco dell’Ariston, trovata che ha fatto molto parlare della sua esibizione come ospite al Festival di Sanremo, è stata la metafora di una caduta reale, che però ha destato meno scalpore. Nei tre anni successivi all’uscita di “Album“, il disco d’esordio del rapper di origini tunisine che nel 2017 spalancò le porte della scena (t)rap italiana a una nuova generazione di artisti partiti dal basso e intenzionati a cambiare – grazie allo streaming e al web più in generale – le regole della discografia italiana, Ghali non ha fatto altro che interrogarsi sul successo e sul suo futuro.

Temendo di non avere altro da aggiungere a quanto già raccontato in “Ninna nanna” e nelle altre canzoni (dal non-rapporto con il padre – finito in prigione quando lui era solo un bambino – al fortissimo legame con la madre, passando per l’adolescenza tra le palazzine popolari della sua Baggio, il quartiere periferico di Milano in cui è cresciuto), il rapper si è rinchiuso in un lungo silenzio, precipitando in un vortice buio. È proprio mettendo in versi la crisi che stava vivendo che Ghali è riuscito ad uscirne fuori. Le canzoni di “DNA” sono nate così: il nuovo album è il racconto di quella silenziosa caduta e della rinascita artistica del rapper, che a distanza di tre anni dall’esordio torna per dimostrare di avere ancora qualcosa da dire.

Contenuto 👻👻👻👻(4)

Il successo che diventa una droga, l’ansia, le false amicizie, le parole di chi gli diceva “non farai mai nulla e resterai per sempre nel buio in un angolo” che rimbombando nella testa di Ghali in quel vortice buio fanno ancora più rumore, i party e i red carpet che prendono il posto dei cortili grigi delle palazzine di Baggio: “DNA” è il diario che il rapper ha scritto negli ultimi tre anni, cercando un equilibrio – psicologico prima di tutto – tra passato e presente. Ghali racconta le sue esperienze senza cadere nel patetico, con la stessa leggerezza e la stessa ironia che ai tempi di “Happy days” e “Cara Italia” – sono passati “solo” quattro anni, ma dal 2017 ad oggi sono successe così tante cose che sembra essere passata un’era – lo aveva reso un’idolo dei giovanissimi, e che lo rende simpatico anche a chi non ama il genere (un’attitudine che ha spinto molti a descriverlo come uno dei potenziali eredi di Jovanotti).

Sound : 👻👻👻👻 (4)

Attenzione, non parliamo dei beats.
Il Sound è quella sensazione inconscia che provoca stati d’animo e sensazioni nell’ascoltatore, anche la scelta dei mix vocali e degli strumenti utilizzati influiscono nella creazione del sound.

In questo disco troviamo un sound tutto nuovo: dopo il divorzio da Charlie Charles, che aveva dato alle tracce di “Album” un sapore molto riconoscibile, mischiando pop, electro house à la Stromae e atmosfere arabeggianti (una miscela che il producer milanese ha poi applicato anche a “Soldi” di Mahmood e a “Calipso”, la hit estiva con lo stesso Mahmood, Sfera Ebbasta, Fabri Fibra e Dardust, facendola diventare di fatto una formula di successo), Ghali ha deciso di percorrere altre strade. Ci sono invece rappresentanti della scena urban italiana come i Mamakass in “22:22”, Zef in “Boogieman” (con Salmo), Merk & Kremont in “Good times” (è la terza canzone di Ghali ad essere stata scelta per uno spot, dopo “Cara Italia” e “Lascia stare”), Sick Luke in “Fast food” e “Scooby”, Mace e Venerus (presenti in più di un pezzo), che orientano Ghali più verso sonorità da club che da grandi arene. Senza dimenticare il fenomeno ThaSupreme in “Marymango” e Michele Canova, già braccio destro di popstar come Tiziano Ferro, Marco Mengoni e lo stesso Jovanotti, che mette mano ai quattro pezzi più sfacciatamente pop – e meglio riusciti, per melodie, costruzione e sviluppi – del disco, dalla title track a “Fallito”, passando per “Barcellona” (sarebbe da folli non sceglierla come singolo) e “Cuore a destra”. Tanti mondi diversi che convivono in un unico disco, insomma, e che raccontano le tante sfaccettature di Ghali.

Totale 👻👻👻👻👻👻👻👻 (8)

Non abbiamo la sfera di cristallo e non sappiamo cosa il futuro riserverà al rapper e alle sue canzoni. Se continueranno a piacere così tanto alle pubblicità, se diventeranno hit internazionali (lui punta a quella dimensione: lo testimoniano le recenti collaborazioni con Ed Sheeran e la star del rap britannico Stormzy e quella, contenuta nel nuovo album, con il nigeriano Mr Eazi su “Combo”), se saranno cantate dai palasport gremiti o dalle folle dei club. Ma siamo curiosi di scoprirlo. Lo eravamo ai tempi di “Album” e continuiamo ad esserlo anche dopo questo “DNA”.

Fonti:

https://www.rockol.it/recensioni-musicali/album/9095/ghali-dna