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Saturday Cafè: TONYPOLO

Cari lettori e appassionati di musica Urban
siamo entusiasti di presentarvi la diciassettesima intervista
della nostra nuova rubrica,
Saturday Cafè,
che Vi accompagnerà ogni Sabato su queste pagine
per esplorare il mondo affascinante della scena Urban
e delle sue brillanti menti artistiche.

Prima di iniziare questa avventura emozionante,
vogliamo fare un tuffo nel passato
e ricordare la versione 2020 di Saturday Cafè,
trasmessa in diretta sui nostri canali social.
Per chi abbia perso le puntate live,
abbiamo preparato qualcosa di speciale per Voi.
Abbiamo creato una playlist esclusiva su YouTube
che raccoglie tutte le emozionanti trasmissioni passate.

Il nostro intento è quello di raccontare attraverso le loro parole
le Storie, le Sensazioni e gli Obiettivi
degli artisti che stimiamo di più nel panorama Urban.
Il format è studiato intorno a sei domande
che verranno poste di volta in volta
ai vari artisti che intervisteremo.
Lasciando loro libertà di tempo e spazio
senza nessun filtro e nessuna censura.

L’artista di oggi è Tonypolo, artista Rap della scena calabrese.
Originario di Lamezia Terme.

Domanda 1:
Raccontaci in modo approfondito la tua storia nel mondo della musica.
Qual è stato il punto di partenza del tuo viaggio artistico
e quali sono state le tappe significative lungo il percorso?
Condividi con Noi le sfide, i momenti di crescita personale e le esperienze
che ti hanno plasmato come artista.
Risposta 1:
Per andare al punto di partenza ahimè ormai bisogna riavvolgere il nastro di un bel pò di tempo e andare nel 1996, totalmente un altro mondo che ha bisogno di essere raccontato per contestualizzare un periodo storico molto differente. In Italia Internet si stava diffondendo lentamente a colpi di 56k, le notizie e la cultura circolavano solo sui canali principali, c’era una scarsa possibilità di “uscire dal tracciato” di una società che omologava parecchio i giovani.
In Calabria se si vuole era ancora peggio: non c’era veramente nulla che fosse un minimo fuori dagli schemi, non era neanche pensabile e anzi c’era il grosso rischio che nel periodo giovanile più delicato dove si quasi tutti abbiamo frequentato la strada si finisse in giri pessimi dove aveva le mani a criminalità.
E’ successo a molti miei amici d’infanzia, parecchie cose brutte mi sono passate molto vicino poi è arrivato l’hip hop.
Io abitavo in una Lamezia Terme quasi totalmente vergine c’era un piccolo fermento e piccoli gruppi che a macchia di leopardo nel tempo avevano sperimentato qualcosa ma sempre guidati dalle notizie che arrivavano dal mainstream e tutti i canali principali quindi imitando quello che già raccontava male la televisione facevano quello che potevano.
La cosa infatti non mi aveva mai preso fin quando un “Bomber” che aveva vissuto l’adolescenza a Milano proprio nel periodo caldo dello sviluppo dell’hip hop, ha fatto ritorno a Lamezia Terme devastandola totalmente di graffiti, bombing in posizioni assurde alla milanese, tag veramente ovunque, questo tag COPA era ovunque lui purtroppo da qualche anno non c’è più ma per questa cosa non finiremo mai di ringraziarlo io e un’altra serie di persone tirate dentro in questo modo reale, super street e se vogliamo meno legato ai movimenti politici che tendevano a “mettere il cappello” fastidiosamente a tutto.
Questa ventata di freschezza non è sfuggita a chi voleva uscire da una normalità Calabra triste e una volta dentro abbiamo cominciato a sperimentare insieme ai più spregiudicati della città.
Tutti avevamo notato questa cosa, più di qualcuno si è cimentato.
Il writing è stato il primo approccio ma devo dire che era bellissimo perché si provava a fare tutto, il bboy era completo abbiamo nel tempo provato tutti a fare un pò tutto e poi naturalmente ci siamo concentrati sulle cose che ci venivano meglio, nel mio caso il rap. Il percorso non è stato breve per arrivare a capire le cose ci voleva molto, bisognava comprare dischi, cercare di capire quali erano quelli “buoni” in modi assurdi che nulla hanno a che vedere con Spotify e forgiare uno stile fra mille difficoltà. Questo periodo è stato fondamentale perché con il mio socio ora JVas con cui allora eravamo i “Brain In Fire” ci siamo lanciati nella ricerca musicale esclusivamente tramite i cataloghi di Good Stuff che arrivavano per posta ed erano lunghi elenchi scritti solo a parole senza copertine e nulla che ci potesse aiutare.
Su questi cataloghi dai nomi, ricollegando i featuring, aiutandoci con l’emergente Aelle, abbiamo scoperto e comprato dischi assurdi e qualche cagata anche ma scoprire così dal nulla i Wu Tang, Coca Brovaz, Redman, Onyx, MOP, Pharoahe Monch e tutti i selvaggi dell’epoca è stato veramente molto bello e stimolante.
L’ascolto di questi artisti assurdi ha veramente aperto altri mondi e ci ha indirizzato verso la creazione di uno stile assolutamente personale, volevamo fare cose assurde e ci spingevamo sempre più avanti nella ricerca, questo è stato il bello ed è la magia della Golden era si cercava di fare sempre meglio con la crew e ci si confrontava nelle Jam.
I dischi americani ci hanno fatto un altro regalo: non ci è mai passato mai per la mente di fare il rap come si faceva in Italia influenzandosi a vicenda e somigliandosi un pò tutti, noi ascoltavamo gli americani più assurdi apposta per non rimanere in quel guado che è stata mezza rovina della situazione, volevamo creare uno stile ascoltando Busta Rhymes, Scaramanga, Mos Def e Talib non gli Atipici con tutto il rispetto.
C’erano gli italiani che rispettavamo ma eravamo molto attenti a non farci influenzare anche perché erano pochi.
Altro momento fondamentale della mia crescita è stato il periodo universitario a Cosenza dove sono entrato sopratutto in contatto con DJ Marcio una persona a dir pochissimo positiva ed esplosiva che allora lavorava da Orfeo dischi (Altri due grandi che ci hanno lasciato purtroppo) e che da un po aveva cominciato a ritirare cose assurde ricordo chiaramente i dischi dei Company Flow quanto mi hanno fatto uscire di testa, Nine, Smooth da Hustler e tutta la parte morbida più R&B che avevo sottovalutato e che il mio socio di via Popilia invece non ci faceva mancare mai nei party.
Successivamente mi sono trasferito a Bologna e lì ho tanto sbagliato e ho fatto di meno di quello che avrei dovuto e potuto fare perché ero giovane e credevo che tutto sarebbe durato in eterno ma mi è sfuggito tutto dalle mani per andare appresso a storie sbagliate.
Li sono saltate un po’ di amicizie un un paio di dischi importanti che non hanno mai visto la luce e avrebbero potuto cambiare le cose ma ormai è andata così.
Tornato in Calabria mi sono organizzato ed è stato un periodo molto bello, il periodo dei primi videoclip con l’amico Mario Vitale sono nati la saga dei “Get The Fuck up” con i Legame di Massa, e la mitologica “Minnamoro” che è riuscita perché tutto era tutto concettualmente molto equilibrato e spregiudicato allo stesso tempo.
Minnamoro è stata davvero una pietra miliare di cui essere felici ma come ho detto in un’altra intervista c’è il risvolto della medaglia, dopo questo successo non successo mi ha abbandonato anche il mio cane se la gente era felice di questa cosa quelli più vicini a me hanno come sentito l’esigenza di fare meglio di me lontano da me e se ne sono andati senza pensarci molto.
Gli sarà sembrato che stavo accentrando ma stava solo funzionando la cosa, io ho sempre mandato avanti i miei amici quando vedevo che era il loro momento, i miei amici non hanno fatto lo stesso con me devo dire che la cosa mi ha amareggiato molto.
Questo fatto mi ha portato a dedicarmi ai ragazzi con il Cypher Lab Lamezia per un periodo sono riuscito ad avere buoni a volte ottimi risultati poi il mondo della trap ha richiamato anche loro verso “sirene che non te la danno” alla fine e quindi e si è perso anche questo progetto.

Con BlackJack di Torino subito dopo abbiamo organizzato il disco Selvatici di cui sono sempre molto contento avrei voluto però che funzionasse tipo Minnamoro ma sono rimasto molto sull’underground in un periodo in cui saliva la trap e quindi la cosa non ha funzionato come volevamo.
Se lo ascoltate resta sempre una roba molto tosta e under.
Contemporaneamente a Selvatici ho fatto anche il concerto più importante della vita in apertura a DJ Premier in solitaria (per i motivi di cui sopra) è stato molto bello devo dire il vero ed emozionante non pensavo mai di suonare la stessa sera.
Tutto il periodo delle serate organizzate alle Off Officine Sonore è stato molto reale e bello ormai a Lamezia ci sono solo locali gentrificati che vendono tutto molto caro, si suona indie e rap indie e nonostante il CBD se accendi una bomba fanno tutti battutine sulla puzza come signorine alle elementari
(Non accorgendosi che hanno l’alito di lievito di Ipa fatta male e pagata carissima).
Gli ultimi anni sono stati caratterizzati dalle collaborazioni con gli amici di Vasto e della zona Adriatica, con El Perro abbiamo organizzato collaborazioni e serate interessanti Urban Thing e passando per il covid siamo arrivati a oggi.
E’ stato molto bello, rigenerante e reale lavorare con Kento e Crisi Come Opportunità nei laboratori di rap nel carcere minorile la cosa mi ha portato molto alle origini a quando ritornando sopra dicevo che si rischiava molto per le strade calabresi.
Al momento sento il bisogno di creare musica con un approccio più sociale e antisistemico ho qualche pezzo che sta bollendo deve prendere la giusta forma e sono sicuro che a breve ne vedremo delle belle.

Domanda 2:
Siamo curiosi di conoscere il dietro le quinte del tuo nome d’arte.
Potresti condividere con Noi l’origine di questo nome
ed il motivo per cui hai scelto proprio quello?
Quali significati o simbolismi sono legati a questo nome
ed in che modo si riflette nella tua musica e nella tua identità artistica?
Risposta 2:

Sono un uomo che proviene dalla strada e Tonypolo è uno street name dovuto alla mia prima macchina con cui andavo in giro.
Era una Polo bianca Fox base ereditata da mio nonno con cui già mia nonna aveva avuto una serie di incidenti e io devo dire che non ero da meno.
Il cofano era sempre pienissimo di bombolette e una mazza da baseball e potete solo immaginare come stavamo simpatici alle forze dell’ordine che non sono i ragazzi più o meno formati di adesso ma per la maggiore erano degli altri animali tolti dalle strade della Sicilia e della Campania per venire a lavorare in Calabria.
Erano incazzatissimi, ci terrorizzavano, o almeno tentavano di farlo, anche li a volte non siamo finiti come Cucchi per un pelo naturalmente non eravamo “dolci di sale” ma neanche criminali solo che ancora cercavano di capirlo.
All’inizio mi chiamavo in modi diversi associati alle tag sopratutto “Save“ poi tutte queste avventure con la crew in giro per la Calabria hanno portato la gente ad associare il mezzo al nome di battesimo e dalla contrazione è nato prima ‘Ntonipolo poi internazionalizzato a Tonypolo.
Tengo molto alla calabresi ma non mi piace ostentare.
Mi sono spiegato con il Polo di Napoli che ho sempre ammirato molto fra l’altro e fra i pochi in Italia, non ci potevo fare nulla, la strada mi ha chiamato così e lo ho sventagliato per molto tempo. Ora è uno dei primi nomi che fanno i Lametini in giro per il mondo, ogni tanto mi chiamano gli amici mi dicono “ho fatto il colloquio a Milano uno che mi ha fatto il nome tuo”, “ci ho provato con una barista a Roma di Lamezia dicendo che ti conoscevo” e la cosa mi fa ridere mi usano come brand anche per acchiappare ma va bene lo stesso.

Domanda 3:
La carriera musicale è quasi sempre influenzata in modo significativo dalla crew,
dal gruppo di provenienza e dalla città di nascita.
Vorremmo saperne di più sulla tua crew e sul modo in cui avete lavorato insieme
per raggiungere i vostri obiettivi comuni.
Raccontaci delle dinamiche di gruppo, delle esperienze condivise
e di come vi siete supportati reciprocamente nel percorso musicale.
Risposta 3:

Come ho già detto nelle precedenti domande purtroppo ormai sono un artista di lungo percorso, le crew sono andate e venute ma nel primo periodo la ricerca e l’influenza reciproca è stata fondamentale.
Si può dire che il mio stile almeno nella prima parte del percorso è stato creato insieme alla crew in quel periodo di ascolto appassionato, ricerca ed elaborazione delle liriche. Sia per me che per altri credo il periodo delle crew subisce un notevole colpo verso l’individualismo con 8mile.
Li si è passati al periodo molto più personale delle battle che per quanto divertenti perché coinvolgono di più il pubblico normale, hanno dato secondo me un notevole colpo al lavoro di gruppo.
Si è passati davvero da un pensiero per cui si cresceva in gruppo e magari si mandava avanti chi funzionava meglio di volta in volta a un periodo di cane mangia cane, tutti volevano vincere le battle, anche i giovani che iniziavo dopo un pò volevano abbattermi non volevano collaborare ho fatto grande fatica a fare capire questa cosa e solo a volte ci sono riuscito.
Davvero fra i “miei allievi” stessi si vedeva palesemente quanto mi si volevano inc*lare: è rimasto nella mia mente un freestyle dove un giovane tutto contento si vantava di avermi raggiunto in quello stile di rappata facendo il rap palesemente come me e io ancora più felice gli facevo notare in risposta che mi stava imitando non mi aveva raggiunto ma la cosa mi faceva felice lo stesso.

Domanda 4:
Il tuo ultimo lavoro ha suscitato grande interesse e apprezzamento
da parte del pubblico.
Ci piacerebbe saperne di più su questo progetto.
Potresti condividere con noi qualche dettaglio speciale
e raccontarci eventuali aneddoti o curiosità legati alla sua creazione?
Quali sfide hai affrontato durante il processo di realizzazione
e cosa rende questo lavoro così unico nella tua carriera?
Risposta 4:

Se qualcuno mi chiede qual è la cosa che ha funzionato di più non posso che pensare a Minnamoro.
Anche questo pezzo che sembrerebbe a lungo premeditato è nato per caso durante la creazione di un altro pezzo con gli amici di Legame di Massa.
Scrivendo qua è là, di getto è uscito se mi dai una Minna e Minnamoro e per carità mi sono accorto subito della genialità della cosa data dal fatto che nessuno aveva mai associato i termini ma non era facile formularla senza offendere nessuno.
Mi è sembrato talmente assurdo, ci sono voluti un paio di anni poi per fargli prendere la forma e le strofe giuste, l’idea è nata per caso la forma l’ho plasmata in un pò di tempo poi su un super beat di JVas.
Il resto lo hanno fatto il regista Mario Vitale che ha associato al concetto una scena a dir poco storica del cinema Italiano di uno spogliarello di Sophia Loren a favore di Marcello Mastroianni ed Erminia Gullo che ha accettato un ruolo complicato e alla fine è nata la magia.
Ora vado in giro e ancora la gente mi urla minna minna quando mi vede è impegnativo ma qualcuno lo dovrà pur fare.

Domanda 5:
Sappiamo che gli artisti sono costantemente alla ricerca di nuove ispirazioni
e di nuovi progetti da realizzare.
Potresti darci un’anteprima esclusiva del tuo prossimo lavoro?
Quali sono le idee e i concetti che stai esplorando
in questa nuova fase della tua carriera?
Ciò che ci puoi svelare ci permetterà di avvicinarci ancora di più
alla tua visione artistica.
Risposta 5:

Sono stati anni bui, dove per buio io intendo la cultura di massa che prende il predominio sulla cultura giovanile proponendo modelli che non riescono a trovare rivali e bloccando la creatività.
Se tutti i giovani e i nuovi artisti cercano di fare qualcosa per arrivare a quel modello senza uscire minimamente da questi schemi non si crea nulla di nuovo è un processo commerciale destinato a vendere fin quando non si estingue.
La mia lunga permanenza nel movimento hip hop mi ha dato modo di notare che tutto è ciclico, se ci sono degli anni che il movimento mainstream prende possesso di tutte le forme di comunicazione subito dopo sono seguiti da anni di rottura.
Questi anni sono generalmente caratterizzati da ritorni alle radici, all’essenza dell’arte e della persona sono questi i periodi in cui mi trovo meglio non dove regna il mainstream. (Quasi come l’alternarsi di Illuminismo e romanticismo)
Sono molto interessato a questa ricerca e probabilmente il prossimo lavoro avrà questo gusto di ritorno alle roots hip hop nei fondamentali con uno sguardo al progresso della cosa.
Naturalmente non possiamo restare ancorati a quello che è stato ma capire cosa è la magia di quello che è stato per usarlo per creare qualcosa di nuovo.
E quello che c’era di buono era la ricerca stilistica, le liriche spinte davvero all’inverosimile, soggettive e mai standardizzate in un modello che funziona.
Il prossimo lavoro sarà stilisticamente così puro e sperimentale e concettualmente mi vorrei avvicinare ai temi sociali nel senso anarchico e assolutamente non politico del termine. Il modo di avvicinarsi a questi temi fa tutto se riuscirò a trovare la magia non lo so neanche io ma di sicuro ci proveremo…

Domanda 6:
Per La Stanza Dei Fantasmi la tua conoscenza
è stata un importante punto di riferimento nel corso degli anni.
Vorremmo sapere qual è stata la tua esperienza di collaborazione con Noi.
Come descriveresti i rapporti con il team
e in che modo ti ha supportato nel raggiungimento dei tuoi obiettivi artistici?
Ci piacerebbe conoscere le sensazioni che provi collaborando con Noi
e come questa collaborazione ha contribuito alla tua crescita.
Risposta 6:

La Stanza dei Fantasmi è stata sempre una crew accogliente nei miei confronti ha sempre cercato il coinvolgimento proprio come fanno le crew nel vero senso della parola e questa è una cosa rara che poche persone tengono in considerazione ma è molto, molto hip hop.
Ricordo con piacere le poche volte che siamo stati insieme e in particolare quando abbiamo girato il video di Nilo e una serata al Rialzo.
Davvero mi piace lo spirito underground e anarcoide con cui avete sempre gestito i vostri lavori il vostro modo di agire e nello stesso tempo come vi siete rapportati sempre in maniera gentile con le persone mai sottendendo rivalità inutili che hanno minato fortemente la scena calabrese.
E’ imbarazzante come la gente mi abbia fatto la guerra sul nulla davvero c’è una lunga lista di persone che mi ha fatto la guerra senza alcun motivo, me ne hanno fatte davvero di tutti i colori e avere a che fare e confrontarmi con persone come voi è davvero piacevole per me.

Antonio rappresenta per Noi
quello che abbiamo sempre perseguito:
Studio, Passione, Lavoro ed Amicizia.
Un buon Maestro è chi ti guida, chi ti insegna a stare al mondo,
ma ti lascia libero di camminare sulle tue gambe.
Gli Insegnamenti sono stati tanti:
la Musica, i Video, il Merchandise e tanto altro
(meglio che questo resti privato).
Abbiamo sempre guardato con Ammirazione
a Tonypolo, la sua Storia, il suo Flow, la sua Simpatia.
E di un Percorso che dura da decenni ormai,
resta Sempre l’Affetto e la profonda Gratitudine.
Sempre.

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