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Saturday Cafè: ARA PRAIA

Cari lettori e appassionati di musica Urban
siamo entusiasti di presentarvi la tredicesima intervista della nostra nuova rubrica,
Saturday Cafè,
che Vi accompagnerà ogni Sabato su queste pagine
per esplorare il mondo affascinante della scena Urban
e delle sue brillanti menti artistiche.

Prima di iniziare questa avventura emozionante,
vogliamo fare un tuffo nel passato
e ricordare la versione 2020 di Saturday Cafè,
trasmessa in diretta sui nostri canali social.
Per chi abbia perso le puntate live,
abbiamo preparato qualcosa di speciale per Voi.
Abbiamo creato una playlist esclusiva su YouTube
che raccoglie tutte le emozionanti trasmissioni passate.

Il nostro intento è quello di raccontare attraverso le loro parole
le Storie, le Sensazioni e gli Obiettivi
degli artisti che stimiamo di più nel panorama Urban.
Il format è studiato intorno a sei domande
che verranno poste di volta in volta
ai vari artisti che intervisteremo.
Lasciando loro libertà di tempo e spazio
senza nessun filtro e nessuna censura.

L’artista di oggi è Ara Praia, artista Rap della scena calabrese
con un seguito fortissimo in tutta Italia.

Domanda 1:
Raccontaci in modo approfondito la tua storia nel mondo della musica.
Qual è stato il punto di partenza del tuo viaggio artistico
e quali sono state le tappe significative lungo il percorso?
Condividi con Noi le sfide, i momenti di crescita personale e le esperienze
che ti hanno plasmato come artista.
Risposta 1:
La mia storia nel mondo della musica, nasce casualmente, nel periodo dell’adolescenza frequentavo un gruppo di ragazzi più grandi a Catanzaro che per l’epoca erano abbastanza settati, si auto producono mixtape, suonacchiavano qui e lì ed io all’epoca ero la loro “mascotte”, andavo con loro alle serate e facevo una specie di Open parlato, incitavo un po’ la folla prima che salissero sul palco.
Mi ripetevano spesso che avessi una buona padronanza del palco e di lì a poco mi spinsero a fare le mie prime tracce, nulla di memorabile, erano una specie di freestyle giusto per evitare di parlare solo in apertura e fare anche un po’ di rap.
Da lì in poi mi si aprì un mondo, essendo una persona molto socievole ci misi poco a crearmi una mia rete di contatti su scala nazionale, che nel giro di pochi anni mi portò ad avere due contratti in major e collaborazioni con i più grossi artisti Rap Italiani, tour grossi palchi e via dicendo.
In questa fase sopra citata il mio street name era un altro.
La vita è strana ed in questo momento di apparente ascesa, succedono due drammi familiari, mi si sgretola la terra sotto i piedi, l’impatto con la realtà fu duro, la fiamma si spense e appesi il microfono al chiodo.
Passarono 4/5 anni circa, dei quali ho ricordi abbastanza sfocati, credo di aver passato un lungo periodo di depressione non sapendo che lo fosse, alternato da stati psicofisici costantemente alterati e lavori ad intermittenza.
Bisogna contestualizzare localizzando le fasi precedenti della storia in cui facevo sponda Milano-Catanzaro e Catanzaro-Milano.
Forse a causa della mia disattenzione e non accurata valutazione delle situazioni in cui stavo vivendo, il 24 giugno del 2019 mi bussarono a casa, credo fossero una 20ina di carabinieri, sento gli elicotteri in cielo, anche lì in uno stato molto confusionale, sta di fatto che con questo fascicolo in mano vengo condotto alla casa circondariale di Siano, dove sono stato per una solo per una settimana per fortuna.
Non entrerò nei dettagli della cosa, perché purtroppo quel processo andò male e tra non molto dovrò iniziare a scontare il mio definitivo, cosa che mi manda al manicomio, ma ormai ci sto facendo l’abitudine, quando sarà il momento, sconterò quello che devo scontare.

Domanda 2:
Siamo curiosi di conoscere il dietro le quinte del tuo nome d’arte.
Potresti condividere con Noi l’origine di questo nome
ed il motivo per cui hai scelto proprio quello?
Quali significati o simbolismi sono legati a questo nome
ed in che modo si riflette nella tua musica e nella tua identità artistica?
Risposta 2:

Il nome nasce guardando dalla finestra della stanza (perché in galera nessuno la chiama cella) vedevo il mar Jonio, faceva un caldo infernale, immaginate Giugno in Calabria, in carcere non ci sono condizionatori 😂 e guardando in quella direzione pensavo ALLA SPIAGGIA, che letteralmente in dialetto calabrese diventa ARA PRAIA.
Il fatto di coprirmi la faccia è legato alla mia timidezza, mi piace fare musica ma mi vergogno di stare al centro dell’attenzione, so che le due cose cozzano, ma è così.
Per cui volevo trovare un modo di coprirmi la faccia e tornando al discorso PRAIA/SPIAGGIA/SABBIA, mi venne in mente un documentario sui TUAREG ,che fanno le traversate nel deserto con i cammelli che vidi qualche tempo fa, in cui facevano vedere come si legavano le magliette in faccia per non fare entrare la sabbia nelle cavità corporee lasciando scoperti un minimo solo gli occhi.
C’è una zona vicino casa di mia madre che si chiama COSTA ARABA, legata alle dominazioni del passato in Calabria.
Ho fatto due più due ed ho detto:”ok questo sarà il mio modo di coprirmi la faccia”.
Mi è sembrato tutto più o meno coerente.

Domanda 3:
La carriera musicale è quasi sempre influenzata in modo significativo dalla crew,
dal gruppo di provenienza e dalla città di nascita.
Vorremmo saperne di più sulla tua crew e sul modo in cui avete lavorato insieme
per raggiungere i vostri obiettivi comuni.
Raccontaci delle dinamiche di gruppo, delle esperienze condivise
e di come vi siete supportati reciprocamente nel percorso musicale.
Risposta 3:

Allora partiamo dal presupposto che io sono figlio di genitori Calabresi (mia madre della provincia di Catanzaro e mio padre originario della provincia di Reggio), però sono nato a Milano, i miei vivevano a Cologno Monzese, sono tornati in Calabria poco prima che iniziassi la prima elementare.
Il rapporto con la Calabria non può non essere che conflittuale per chiunque la vive.
Io amo in maniera viscerale questa terra e la odio alla stessa maniera.
(Ovviamente partiamo dal presupposto che per me un posto senza le persone che lo vivono, a meno che non si tratti di zone riservate agli animali, ha poco da raccontare).
Se parliamo di qui bisogna parlare dei Calabresi, vedi i Calabresi sono poco conosciuti nella narrativa generale, la gente mediamente riduce il concetto a Calabrese-Ndrangheta, ignoranti, senza scrupoli e non ci può essere nulla di più lontano dalla realtà.
Il Calabrese (parlo sempre in maniera generica, poi ovviamente ogni persona ha la propria personalità, i propri trascorsi di vita, ecc ecc), in linea generale è una persona che 10 minuti dopo che ti ha conosciuto, solo perché magari ha scambiato quattro chiacchiere con te e bevuto un drink insieme è disposto a lanciarsi nel fuoco per te con tutti i rischi che ne derivano.
Il Calabrese di base è una persona dal cuore enorme e come in tutte le cose della vita se ti da tanto, ti toglie tanto con la stessa facilità con cui te lo ha dato.
Il Calabrese è una persona testarda (sia nell’accezione negativa che positiva), è una persona determinata, che è disposta a sacrificarsi per raggiungere i propri obiettivi.
Il Calabrese non studia Medicina perché vuole avere un buon stipendio, studia Medicina perché vuole trovare la cura al cancro, perché si arroga e sente la responsabilità del peso del mondo.
So che è complicato da capire ma è così.
Il Calabrese non è cattivo, il Calabrese “lo hai fatto incazzare fino a che è esploso”, prima ti avrà dato tutti i segnali e modo di capire che ti stavi inoltrando in una selva oscura.
Dico tutto questo perché anche se in maniera molto approssimativa e con esempi generici è importante capire il contesto in cui ci troviamo.
La Calabria è un posto che generalmente rinnega i suoi figli, perché per un motivo o per l’altro c’è sempre una dietrologia in ogni cosa, se mai dovessi scrivere un libro sulla Calabria lo chiamerei “PAROLE MUTE”, basterebbe solo il titolo e poi all’interno solo pagine bianche senza nulla scritto.
È un contesto aspro, dove almeno fino a quando ero ragazzino io (ora le cose almeno in apparenza stanno cambiando) le cose si risolvevano con la violenza, dove non puoi mostrarti debole, dove non ti devi mai scoprire, dove “a megghju parola è chida chi non nescia”.
Potrei scrivere per ore, senza arrivare a un punto focale, perché fondamentalmente il CALABRESE È TUTTO CIÒ CHE NON TI DIRÀ MAI.
Questo è il contesto in cui sono cresciuto.

Domanda 4:
Il tuo ultimo lavoro ha suscitato grande interesse ed apprezzamento da parte del pubblico.
Ci piacerebbe saperne di più su questo progetto.
Potresti condividere con noi qualche dettaglio speciale e raccontarci eventuali aneddoti o curiosità legati alla sua creazione?
Quali sfide hai affrontato durante il processo di realizzazione e cosa rende questo lavoro così unico nella tua carriera?
Risposta 4:

Allora sarò il più sincero possibile.
Punto uno, se devo essere onesto, penso che il livello di scrittura del Tap/Trap/Drill , come la si vuol chiamare, che per me sono tutte la stessa cosa, sia davvero basso, per cui basta veramente poco per farsi notare.
Suppongo che Voi Vi riferite al brano 5 PROVINCE:
Non Vi ho detto prima, recupero ora, che il mio lavoro di base è fare l’imprenditore, nel settore della ristorazione nello specifico.
Come in ogni settore in cui qualcuno vende e qualcuno compra, ci sono alcuni prodotti che in gergo vengono chiamati “civetta”, sono quei prodotti che fanno avvicinare il cliente (magari una super offerta, prendi 3 paghi uno) e poi magari gli vendi prodotti per il doppio della cifra per cui si erano avvicinati.
Ora 5 PROVINCE per me è stata la stessa identica cosa, non è un brano che ha implicato chissà che lavoro a livello di scrittura, volevo fare un brano che dicesse “SONO CALABRESE, CREDO DI SAPER RAPPARE DIGNITOSAMENTE, ESISTO”.
E ha avuto esattamente l’effetto che avevo previsto.
Sapevo che qualcuno si sarebbe offeso perché nominavo la sua provincia pur non essendo di lì, sapevo che qualcuno si sarebbe fomentato perché nominavo la sua provincia che magari considera isolata dal mondo, sapevo che gli emigranti in Germania o Svizzera avrebbero apprezzato perché la nostalgia è sempre dietro l’angolo e sentire uno che parla della tua terra in questa maniera ti fa prendere bene.
A me personalmente tutti i discorsi che in una maniera o nell’altra devono rendere una cosa settoriale, del tipo catalogare i generi in Underground, Mainstream e via dicendo, suonano come discorsi vecchi, per me una roba è figa o non mi piace, punto.
Senza mille paranoie.
Per quanto riguarda il “processo creativo” personalmente non credo di averne uno nello specifico, perché ogni brano per me è un viaggio diverso, va da sé che l’approccio è sempre diverso.
L’unico aneddoto che mi viene in mente, che più che un aneddoto è la motivazione, anzi le motivazioni per le quali oggi siamo qui a parlare sono due:
una è la mia compagna e l’altra il mio attuale manager.
Fino ad un anno e mezzo fa, pensavo che il mio percorso musicale fosse solo un ricordo, una cosa superata e chiusa completamente.
Sono state queste due persone, che su di me hanno un potenziale persuasivo incredibile a spingermi a tornare in studio, perché secondo loro “alla fine cos’hai da perdere”…
Ancora è presto per dargli ragione, ma sul fatto che io avessi questa necessità di esprimermi che mi esplodeva dentro devo ammettere che non hanno sbagliato.

Domanda 5:
Sappiamo che gli artisti sono costantemente alla ricerca di nuove ispirazioni
e di nuovi progetti da realizzare.
Potresti darci un’anteprima esclusiva del tuo prossimo lavoro?
Quali sono le idee e i concetti che stai esplorando
in questa nuova fase della tua carriera?
Ciò che ci puoi svelare ci permetterà di avvicinarci ancora di più
alla tua visione artistica.
Risposta 5:

Allora come anteprima, posso dirti che a brevissimo, forse anche prima che esca questa intervista farò uscire un freestyle su Instagram, a seguire 3 singoli, ognuno dei quali con caratteristiche estremamente distanti, ma che raccontano comunque lati di me.
Di base io non seguo una linea, nel senso, la “coerenza” se si parla di creatività è un concetto che secondo me non ha senso.
Se parliamo di continuità però Vi dico che i brani che usciranno hanno un filo conduttore che è lo specchio di quelli che sono i miei vari lati caratteriali, in uno dei brani in questione nello specifico troverete una parte di me che forse nemmeno io conoscevo prima di scrivere il brano, perché come si sa fare questo tipo di cose spesso risulta terapeutico in un’ottica di auto analisi.

Domanda 6:
Ti chiediamo di raccontarci il tuo rapporto con il mondo della musica underground e di spiegarci come vedi il ruolo fondamentale della produzione, distribuzione e promozione della musica autoprodotta nel panorama musicale odierno.
Qual è la tua esperienza personale, le sfide affrontate e le opportunità che hai incontrato nell’essere parte del movimento underground ?
Siamo curiosi di scoprire quali strategie hai adottato per far emergere la tua musica in un contesto indipendente e come percepisci la sua risonanza all’interno della scena musicale.
Risposta 6:

Il mio rapporto con il panorama Underground penso che fondamentale non esista, nel senso che conosco tanti artisti molto forti, anche non Underground ma famosi.
Il discorso è che io mi muovo da solo, ho la mia cerchia ristrettissima di gente con cui lavoro e coinvolgo nelle mie cose solo ed esclusivamente loro.
Al momento l’unica persona con cui ho un rapporto di confronto e da parte sua un grandissimo supporto, per una serie infinita di motivi che non sto qui ad elencare è Nerone, ma perché fondamentalmente in primis è un amico davvero di vecchia data ed è una persona con cui ho piacere avere a che fare aldilà della musica, senza questi presupposti non avremmo avuto a che fare, c’è un rapporto umano di base.
Per quanto riguarda il discorso indipendente o sotto contratto, penso che sia troppo generico dipende dai casi specifici e dalle clausole specifiche.
Per quanto mi riguarda non mi precludo nulla, l’unica prerogativa è che per quanto riguarda la direzione artistica o si fa come dico io o non si fa.
La questione “strategia”… io non penso che esista una formula magica, come è chiaro a tutti oggi la sola musica per emergere non basta, io contesto e il modo in cui ti approcci sono tutto, io di mio cerco di fare le cose più seriamente possibile, cercando di avere un approccio che possa far sì che la mia musica arrivi a più gente possibile, e che mi permetta di esprimermi nella maniera che reputo più naturale possibile e che fondamentalmente mi faccia stare bene, perché in un brutto mondo, per me la musica rimane sempre una cosa bella che mi fa stare bene.
Grazie per lo spazio.
Pace e bene a tutti.

Ara Praia

Ogni Storia, ogni Racconto
restituisce una Prospettiva che ci permette di approfondire
in modo omnicomprensivo
il Trascorso e l’Attitudine
degli Artisti.
Non sempre dietro un Volto
si cela una Persona vera,
cosi come non sempre
dietro una Maschera si ci nasconde.
A volte una Maschera può raccontare,
può esprimere meglio di mille Parole.
La Connessione Calabria – Milano” fa parte di Noi,
della Nostra Vita, delle Nostre Esperienze.
Condividiamo appieno l’Orgoglio calabrese
che Ara Praia ci trasmette.
Il Rispetto ed i Valori sono sempre una solida Base
su cui basare un Percorso,
artistico e di Vita.
Ci sarà sempre un pò di Milano in Noi.
Ci sarà sempre un pò di Calabria in Noi.
Sempre.

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