Cari lettori e appassionati di musica Urban
siamo entusiasti di presentarvi la quinta intervista della nostra nuova rubrica,
Saturday Cafè,
che Vi accompagnerà ogni Sabato su queste pagine
per esplorare il mondo affascinante della scena Urban
e delle sue brillanti menti artistiche.

Prima di iniziare questa avventura emozionante,
vogliamo fare un tuffo nel passato
e ricordare la versione 2020 di Saturday Cafè,
trasmessa in diretta sui nostri canali social.
Per chi abbia perso le puntate live,
abbiamo preparato qualcosa di speciale per Voi.
Abbiamo creato una playlist esclusiva su YouTube
che raccoglie tutte le emozionanti trasmissioni passate.
Il nostro intento è quello di raccontare attraverso le loro parole
le Storie, le Sensazioni e gli Obiettivi
degli artisti che stimiamo di più nel panorama Urban.
Il format è studiato intorno a sei domande
che verranno poste di volta in volta
ai vari artisti che intervisteremo.
Lasciando loro libertà di tempo e spazio
senza nessun filtro e nessuna censura.
L’artista di oggi è Fablo Seed, artista Rap della scena calabrese.
Originario di Paola e membro attivo della Crew “E-Base“.
Domanda 1:
Raccontaci in modo approfondito la tua storia nel mondo della musica.
Qual è stato il punto di partenza del tuo viaggio artistico
e quali sono state le tappe significative lungo il percorso?
Condividi con Noi le sfide, i momenti di crescita personale e le esperienze
che ti hanno plasmato come artista.
Risposta 1:
Ciao fantasmi, grazie per lo spazio, vi si ama!
Se devo rispondere a questa domanda, penso sia giusto tornare indietro nel tempo, probabilmente ad uno dei periodi più fighi della mia vita;
ero un bimbetto di periferia che passava le giornate
tra scuola, cartoni animati e partite di calcio infinite su pezzi di asfalto dissestati, responsabili delle più belle cicatrici che ancora oggi porto con me.
Per quanto riguarda la musica però, devo ringraziare la povera,
ma densa cultura di mio padre che tra un viaggio e l’altro in macchina,
ha sempre garantito la giusta colonna sonora,
caratterizzata principalmente dai grandi classici
del Rock Statunitense, Inglese e le migliori raccolte di Pino Daniele,
se penso però al momento cruciale in cui la musica entra a gamba tesa nella mia vita
è con “A Night at the Opera” dei Queen di Freddie,
ricordo ancora quando cercando tra i compact disk di famiglia
mi ritrovai tra le mani quel disco leggendario,
(ammetto che iniziai ad ascoltarlo per via della grafica sulla copertina,
si, probabilmente la regola del non giudicare un disco dalla copertina
è la cosa più vera che ci sia nella musica,
ma quel giorno è l’esempio che le regole contano poco quando si parla di arte),
da quel disco iniziai ad immergermi completamente nella cultura Rock che fece la storia, andando lentamente a spulciare qualcosa di nascosto quà e la,
probabilmente però, iniziai ad innamorarmi dell’underground,
con i primi ascolti di musica Metal e dei suoi sottogeneri,
la vera rivoluzione arriva alle scuole medie con i System Of a Down,
la band di origine Armena mi diede una carica non comune,
innescando in me delle vibrazioni che ancora oggi ricerco
quando sono in fase creativa e di ricerca.
Dopo questo periodo di pura ribellione
che mi aiutava a differenziarmi dai contesti pop che mi circondavano,
arrivarono le prime cannette…
e ora ditemi cosa c’è di più bello di un cerchio di amici,
l’odore di ganja e i ritmi in levare della musica Reggae… ve lo dico io: NIENTE.
Quel periodo fu magico, poichè finalmente iniziai a comprendere
cosa ci fosse dietro un Loop e delle rime, e se prima i testi erano astratti e complessi
da decifrare, ora riuscivo bene a comprendere cosa gli artisti volessero raccontare.. Ovvio che tutto questo mi avvicinò sempre di più a quello che oggi è il mio pane quotidiano e la birra rinfrescante che mi rifocilla dopo una giornata ricca di stress e paranoie, ovvero Mamma Hip-Hop….
quando è arrivata vi giuro che non ci ho capito più niente…
se volete il nome di un colpevole, penso sia Davide Bassi,
il Maestro che avrei voluto dietro una cattedra di scuola.
Da qui in poi la mia fame di Knowledge non è mai stata appagata,
grazie alla doppia H riesco finalmente a comprendere tutto quello che ha contribuito alla Black Music e a tutto quello che la circonda,
di diventare una delle colonne più importanti della mia esistenza
e che ancora oggi mi motiva a “Diggare”
e ad informarmi su quello che succede nel mondo delle Vibez.
Ovvio che dopo tutto questo c’era solo una cosa da fare, CONTRIBUIRE.
Se ho iniziato a scrivere e poi rappare, è solo perchè amo tutto questo più di me stesso,
io non potrei vivere senza quello di cui vi ho parlato, quest’arte mi sfida,
mi stimola, mi arricchisce e mi tiene in vita, dunque finchè avrò vita sarò connesso
ad essa a prescindere da tutto il resto.

Domanda 2:
Siamo curiosi di conoscere il dietro le quinte del tuo nome d’arte.
Potresti condividere con Noi l’origine di questo nome
ed il motivo per cui hai scelto proprio quello?
Quali significati o simbolismi sono legati a questo nome
ed in che modo si riflette nella tua musica e nella tua identità artistica?
Risposta 2:
Seed AKA Seme nasce dalla voglia di far nascere appunto qualcosa.
Sono sempre stato affascinato dalla potenza del principio di una Vita,
essa riesce a prendere forma anche in situazioni avverse, in luoghi non adatti,
o in contesti sociali poco raccomandabili.
Nulla può impedire ad un idea ben innestata di nascere e svilupparsi e per me
questa è ancora oggi l’arma più devastante di cui un uomo può avvalersi.
La forza creativa/distruttiva di un’ elaborazione naturale è irrefrenabile e devastante, come la scarica di un fulmine, la forza del mare in tempesta, l’avanzata di un urugano.
Dunque fin quando ci sarà un inizio ci sarà di certo una fine,
ma tutto ciò che valorizza il percorso da una tappa all’altra
è caratterizzato dalle messe in atto dei protagonisti,
per far si che un’idea non rimanga tale,
ma che anzi grazie alla passione degli attivisti stessi,
possa concretizzarsi e radicarsi nelle varie storie di vita.
Il mio obbiettivo ancora oggi, è quello di seminare il più possibile le mie idee,
soprattutto in contesti non affini, per far si che un giorno presto o tardi,
tutti possano sfruttarne il raccolto e perchè no, tornare a seminare di conseguenza, anche coloro che in tempi non sospetti erano molto lontani dalle mie visioni.
Mi piacerebbe concludere con una bella citazione,
come direbbe el Prez: “Coltivo dove tutti han detto che non cresce un cazzo”.

Domanda 3:
La carriera musicale è quasi sempre influenzata in modo significativo dalla crew,
dal gruppo di provenienza e dalla città di nascita.
Vorremmo saperne di più sulla tua crew e sul modo in cui avete lavorato insieme
per raggiungere i vostri obiettivi comuni.
Raccontaci delle dinamiche di gruppo, delle esperienze condivise
e di come vi siete supportati reciprocamente nel percorso musicale.
Risposta 3:
Questa domanda rappresenta moltissimo la mia “carriera musicale”,
poichè senza l’E-Base e i miei semini, probabilmente non mi sarei mai esposto.
Io vengo da una città che amo, ovvero Paola,
un paesino sul tirreno in provincia di Cosenza,
che amo più di me stesso ma che purtroppo mi ha sempre ostacolato e limitato, soprattutto per quanto riguarda il mio approccio creativo alla vita.
Nel mio paese ancora oggi esporsi non è facile,
la cultura paesana si allontana molto da tutto quello che mi fa battere il cuore,
sono davvero in pochi ancora oggi ad apprezzare questo lato di me,
essendo cresciuto non da “rappuso”,
anche i miei amici storici non hanno del tutto accettato la mia mutazione,
dunque agli inizi tutto quello che scrivevo rimaneva per lo più nascosto.
Tutto cambiò quando iniziai il percorso universitario a Catanzaro,
li conobbi i miei Partners in Crimes, ovvero Bruca, MrEco, Giduz e CiccioBirichino,
con loro fu molto semplice mettersi in gioco,
perchè il loro approccio era libero e guidato dall’istinto, senza regole e pregiudizi…
da quel momento presi fiducia ed iniziai a registrare le prime cose
per poi suonarle in giro, quando inizi a calcare i primi palchi tutto sembra più facile, conosci altre persone e dai più importanza al tuo messaggio,
fu così che riuscì dopo tanti sacrifici a fare avvicinare i primi amici Paolani
a questa roba, ci riunimmo sotto il nome di PTS e iniziammo ad essere attivi nella zona, soprattutto per quanto riguarda il Writing..
Bone, Weederica, Zampone, Rioma, Jhonny, Rin e Vincenzo
ancora oggi fanno parte della mia visione, come del resto tutta la mia crew
e nonostante a volte sia difficile stare insieme,
per via delle distanze e delle proprie vite private,
grazie a tutto quello che abbiamo fatto in passato siamo ancora ben ancorati
gli uni agli altri.
Ad oggi comunque, ogni qualvolta metto piede a casa,
se riesco a suonare e a fare qualcosa dal vivo
devo sicuramente ringraziare la Brunnen Family
e un associazione in particolare nata proprio questa estate, ovvero “Trupija City Lab”,
a tal proposito, prometto che ne sentirete parlare molto,
perchè i ragazzi meritano e sono realmente intenzionati a cambiare le carte in tavola qui in Calabria per quanto riguarda gli eventi di musica nazionale ed emergente.
Spero che grazie a queste righe abbiate capito quanto siano importanti per me
tutte le persone che condividono con me questo amore unico.

Domanda 4:
Il tuo ultimo lavoro ha suscitato grande interesse e apprezzamento
da parte del pubblico.
Ci piacerebbe saperne di più su questo progetto.
Potresti condividere con noi qualche dettaglio speciale
e raccontarci eventuali aneddoti o curiosità legati alla sua creazione?
Quali sfide hai affrontato durante il processo di realizzazione
e cosa rende questo lavoro così unico nella tua carriera?
Risposta 4:
MetamorfoSeed, come tutte le mie creazioni, è il riassunto di un mio periodo di vita
in cui l’amore per questa roba chiamata HipHop superava ogni limite immaginabile.
Fu molto bello perchè ai tempi quando iniziai a scrivere e registrare il disco,
lavoravo al Brunnen Bier, un’ importante birreria della mia città,
e proprio grazie all’aiuto del CEO Tonino,
riuscimmo a creare un piccolo studio di registrazione proprio sopra il locale,
in pratica, le mie giornate filavano così “con due rime al mic e un vassoio di Bier” ….. 🙂
il punto di ritrovo si chiamava “la Tana”,
fu molto stimolante per noi paolani avere una base in cui ritrovarci
e provare le nostre prime cose..
purtroppo tutto ciò non durò moltissimo
e dunque mi ritrovai a finire di registrare l’album nella “Paranoic House”
una casetta affacciata sul mare, condivisa con alcuni amici/colleghi..
fu una primavera/estate molto intensa,
poichè mi ritrovai a lavorare sul disco quasi da solo..
cercai di raccogliere le migliori produzioni che avevo
per poi farle collimare al meglio nello stesso progetto,
con il tempo per fortuna si avvicinarono sempre di più alle mie idee
tutti i ragazzi che poi collaborarono con me al progetto,
tra cui Crawler, Dest, Kerò, Zampone, Giovo8, Bone, MaryB, Soel,
KidTaster, Bruca, Giduz, i PTS e Kiave,
senza il loro contributo di certo MetamorfoSeed non sarebbe tra di noi oggi.
Penso che questo lavoro sia unico perchè ancora oggi a parer mio
non sia stato capito a pieno,
per far si che ciò succeda devo provare a fare un giretto all’altro mondo…
AH AH AH 😉 (scherzo)

Domanda 5:
Sappiamo che gli artisti sono costantemente alla ricerca di nuove ispirazioni
e di nuovi progetti da realizzare.
Potresti darci un’anteprima esclusiva del tuo prossimo lavoro?
Quali sono le idee e i concetti che stai esplorando
in questa nuova fase della tua carriera?
Ciò che ci puoi svelare ci permetterà di avvicinarci ancora di più
alla tua visione artistica.
Risposta 5:
Amici.. siamo stati fortunati,
poichè mi avete beccato in un periodo di super presa a bene… 🙂
Ebbene si, sono felice di annunciarvi che ho intenzione
di ritornare a pubblicare qualcosina..
penso che i momenti di riflessione e di silenzio servano molto,
soprattutto per coloro che danno un valore pesante alla propria arte…
ora sono quasi 4 anni che non pubblico una raccolta di tracce,
però penso sia arrivato il momento di farlo,
e non perchè lo dicono gli algoritmi, semplicemente perchè ne sento la necessità.
Attualmente sono molto legato alla scrittura ermetica, misteriosa,
quella che al primo ascolto pensi: “che cazzo ha detto!?!?”
Ecco, questa cosa mi affascina e penso che sia nelle mie corde…
di certo sarà un’ esperimento e non so cosa ne penserete a riguardo,
ma sono convinto che ne valga la pena tentare..
Ancora oggi dopo tanti anni sono convinto che se mi metto a fare musica,
essa deve rappresentare e rispettare la mia visione
e non i canoni dell’ascoltatore medio..
Questa rimarrà per sempre la mia sfida principale,
ovvero incuriosire le persone con qualcosa di diverso e non appetibile a tutti.

Domanda 6:
Per La Stanza Dei Fantasmi la tua conoscenza
è stata un importante punto di riferimento nel corso degli anni.
Vorremmo sapere qual è stata la tua esperienza di collaborazione con Noi.
Come descriveresti i rapporti con il team
e in che modo ti ha supportato nel raggiungimento dei tuoi obiettivi artistici?
Ci piacerebbe conoscere le sensazioni che provi collaborando con Noi
e come questa collaborazione ha contribuito alla tua crescita.
Risposta 6:
La Stanza Dei Fantasmi è stata da sempre il punto di riferimento in Calabria
per i ragazzi che si sono avvicinati al rap e all’Hip Hop,
ciò che ha principalmente contraddistinto l’etichetta,
è stato il suo approccio liberare in un territorio che privatizza la musica
e che fa sentire inadeguati gli artisti emergenti.
La Stanza si è sempre sbattuta per creare delle situazioni di apertura
e mai di chiusura verso coloro che credevano o che si approcciavano a quest’arte.
Ricordo ancora molto bene le emozioni che mi pervasero
le prime volte che entrai in studio con Alvaro, o ancora,
tutte le paranoie pre-freestyle scaricate sui palchi
durante le Battle tirate su al Rialzo e nella regione.
Uno dei ricordi più belli che però tengo ben saldo in mente
fu quando ascoltai le mie prime tracce mixate e masterizzate del mio primo EP
“Lupus in Fablo”… per me, ascoltare una mia traccia in cuffia fu un sogno
che si realizzava, la dimostrazione che in questa vita tutto è possibile
se ci credi realmente!
La disponibilità e la professionalità dello Spettro nei miei confronti
fu una delle cose che più mi colpì ai tempi.
La Stanza Dei Fantasmi ha segnato una delle pagine di storia dell’HipHop calabrese
più importanti, grazie ad essa anche il ragazzino più sprovveduto e inesperto
può investire sulla sua arte fino a sentirsi, con il lavoro, lo studio e la passione
un VERO ARTISTA e non un ragazzino che fa delle rime per passatempo.
Spero vivamente, che il bene che questo gruppo di ragazzi ha donato alla comunità
possa presto ritornargli triplicato,
perchè sostanzialmente è quello che realmente si merita.
Per concludere, so che a volte questo mondo ci mette in seria difficoltà
e che forse tutto non va come ci aspettavamo dal principio,
ma sono d’altro canto convinto che se si fa del bene,
quest’ultimo prima o poi tornerà al mittente,
carico di buone vibrazioni utili per sfatare ogni limite mentale che ci rallenta
e destabilizza.
Se continueremo a credere in ciò che siamo e spingiamo a più non posso
l’amore che ci colora senza secondi fini,
sono convinto che non rimpiangeremo mai nulla, finchè un giorno,
tutto ciò che abbiamo seminato in passato, avrà un senso logico
e il suo raccolto tanto atteso, ci fornirà le risposte che cerchiamo da sempre.
Penso sia arrivato il momento dei saluti..
Grazie mille per lo spazio che mi avete regalato, il vostro Fablo Seed…
WORD IS BOND!
Questa Rubrica, nata da una riunione operativa tra di Noi,
ci sta assolutamente trasmettendo una Forza ed una Determinazione
che sapevamo di avere e che avevamo bisogno inconsciamente di sentire dentro.
E’ doveroso ringraziare Fabio per le Parole scelte,
ma in realtà più che un Ringraziamento
ci sentiamo di fare un invito a Lui ed a tutte le Persone
che vivono la Musica per come l’ha descritta
a non disperdere le Energie, ma piuttosto a fare cerchio.
A chiudere il Cerchio verso i Nostri obiettivi comuni,
dando vita a nuovi Progetti che rimarranno fissati nel Tempo.
Divertirsi e sentiti appagati è sempre la cosa più importante.
Soprattutto quando si condivide e si cresce tutti insieme.
Sempre.


Lascia un commento