Cari lettori e appassionati di musica Urban
siamo entusiasti di presentarvi la quarta intervista della nostra nuova rubrica,
Saturday Cafè,
che Vi accompagnerà ogni Sabato su queste pagine
per esplorare il mondo affascinante della scena Urban
e delle sue brillanti menti artistiche.

Prima di iniziare questa avventura emozionante,
vogliamo fare un tuffo nel passato
e ricordare la versione 2020 di Saturday Cafè,
trasmessa in diretta sui nostri canali social.
Per chi abbia perso le puntate live,
abbiamo preparato qualcosa di speciale per Voi.
Abbiamo creato una playlist esclusiva su YouTube
che raccoglie tutte le emozionanti trasmissioni passate.
Il nostro intento è quello di raccontare attraverso le loro parole
le Storie, le Sensazioni e gli Obiettivi
degli artisti che stimiamo di più nel panorama Urban.
Il format è studiato intorno a sei domande
che verranno poste di volta in volta
ai vari artisti che intervisteremo.
Lasciando loro libertà di tempo e spazio
senza nessun filtro e nessuna censura.
L’artista di oggi è Kappa, artista e producer Rap della scena milanese.
Milanese DOC, producer e membro delle Crew “Fuori Rotta” ed “Easy Bro“.
Domanda 1:
Raccontaci in modo approfondito la tua storia nel mondo della musica.
Qual è stato il punto di partenza del tuo viaggio artistico
e quali sono state le tappe significative lungo il percorso?
Condividi con Noi le sfide, i momenti di crescita personale e le esperienze
che ti hanno plasmato come artista.
Risposta 1:
A metà degli anni 80, su Italia 1 c’era Bim Bum Bam, alle 18.00 invece su Canale 5 andava in onda “Pop Corn” il programma antesignano di tutto quello che le generazioni successive hanno visto su M-TV. Un pomeriggio, avevo credo 6 anni, ci vidi gli Sugar Hill Gang…
Patto col diavolo… “mamma faccio i compiti quando c’è Bim Bum Bam” e poi mi guardo pop corn che è meglio…
Una sorella 18 anni più grande che ascoltava Kiss, Renato Zero e in generale i prodotti della Motown Records, Azzurro e Festival Bar e una cotta per Tracy Spence nell’85, hanno completato l’opera.
Fin da piccolo insomma mi inventavo motivetti, canzoni, ho sempre scritto tanto perché mia sorella era maestra elementare e mi ha attaccato anche la fissa per la lettura e la scrittura.
Punto cardine del mio viaggio è stato a 16 anni il mio amico Roberto che, figlio di un regista Mediaset ha mollato l’istituto tecnico che frequentavamo insieme senza particolari obiezioni da parte della famiglia, per aprire uno studio di registrazione, in cui ho inciso i miei primi esperimenti grazie a un mixer soundcraft Ghost 36 canali e soprattutto avete mai visto Ray, il film su Ray Charles?
Ecco ho inciso su un fostex 8 piste su nastro (il computer concetto di digital recording non esisteva ancora o esisteva ma aveva costi impossibili).
Dai 15 anni in avanti ho coltivato grazie all’amicizia con J-Ax che al tempo faceva il vocalist in una discoteca milanese, il Carisma, che ora non c’è più, la carriera di promoter arrivata al culmine nel settore Hip Hop con la serata nota come Five Stars in collaborazione con la Rock Planet Productions, Fish dei Sottotono e Max Brigante.
Questo mi ha permesso di entrare in contatto con il mondo della discografia.
Nel tempo ho avuto 3 gruppi: gli e-Xnovo, i Fuorirotta e gli Easy Bros che però sono sempre rimasti nel circuito Indie.
Dal 2006 in avanti, da “cantautore” sono passato al ruolo di Producer ed ho aperto l’Unico B Studio in cui con Christian Vlad di DiscoRadio abbiamo prodotto per diversi anni Dance Corner Mix, un programma dedicato al clubbing e diverse sonorizzazioni per il mondo della pubblicità.
In quel periodo, lo studio che era anche la mia abitazione, ho avuto tre inquilini che sono stati un punto cardine perché Simon Kay degli Underground System mi ha avvicinato al mondo dei rave clandestini, Piero Rouge “The Face” di 105 con cui abbiamo fatto diversi remix di brani da club e soprattutto Val S che attualmente è Dj ufficiale su M2O per OnetwoOnetwo, il programma che da trent’anni porta l’Hip Hop nella casa degli italiani.
In quel periodo Val era il direttore del palinsesto di Hip Hop Tv e contemporaneamente stava lavorando al suo primo album da solista in cui ho prodotto una traccia “2012” che venne poi finalizzata al Karmadillo Studio: alle macchine c’erano Kermit e MAsterMind.
Per tutto il tour promozionale dell’album di Val, Tommy Boy ed io siamo stati gli Hype Man sul palco per supportare Val-S e, sicuramente la cosa più figa che abbiamo fatto è stata aprire il Live Set di Tormento dei Sottotono al The Basement di Brugherio che in quel periodo era il club underground più in voga del momento…
Attualmente, dopo un buco di qualche anno dovuto ai casini della vita, che ci mette sempre alla prova, sto collaborando con dei simpatici giovincelli ad alcuni prodotti editoriali e, tra l’altro approfitto per ringraziarli perché mi hanno dato un’iniezione di energia che mi sembra di essere tornato indietro di 20 anni.
Se non avete capito di cosa parlo, leggetevi “non tutti sanno che” qui sulla stanza dei fantasmi ma, è solo la punta dell’iceberg, a settembre le novità saranno parecchie.

Domanda 2:
Siamo curiosi di conoscere il dietro le quinte del tuo nome d’arte.
Potresti condividere con Noi l’origine di questo nome
ed il motivo per cui hai scelto proprio quello?
Quali significati o simbolismi sono legati a questo nome
ed in che modo si riflette nella tua musica e nella tua identità artistica?
Risposta 2:
Sono convinto che lo street name non te lo devi scegliere, te lo appioppa la vita, o meglio tutti i rapper che ho conosciuto, anche quelli che si sentono alla radio, ne hanno scelto uno all’inizio e se ne vergognano, poi il tempo, la strada e la crew ti appuntano il nome giusto come una medaglia al valore viene appuntata sul petto di un militare in carriera.
C’è poi da dire che durante la prima repubblica del rap (anni ‘80 e ‘90), c’era anche sto vizio del cazzo di avere diversi nomi sia in america sia qui…
basti pensare ad Eminem che è anche Slim Shady per esempio.
Nel mio caso il primo nome, quello di cui provo immensa vergogna era Kosmo OBE…dove OBE stava per obeso…al tempo avevo la fisicità di Notorious B.I.G. e OBE era la pallida imitazione di B.I.G. (era il periodo degli eX-Novo).
Con l’arrivo dei Fuori Rotta e del Fivestars ma soprattutto grazie a mio cugino Alelino il cui giro d’amici era noto come i Fast&Furious (erano sempre pieni di donne, macchine veloci e sostanze ricreative smart) sono diventato solo Kappa e poi lo Snello a causa dei miei 122 kg e, grazie a Bat degli Spregiudicati, il diavolo, perché sosteneva che dopo il secondo Cuba Libre, il drink che mi ha accompagnato lungo tutta la mia carriera, mettevo le mani dietro la schiena come un vecchio rincoglionito che guarda gli operai di un cantiere e questo era il chiaro segno che da lì, durante la notte, sarebbe potuto succedere di tutto.
Il mio nome purtroppo non si riflette solo nella musica ma nella vita in generale: un paio d’anni fà chiesi alla mamma di TommyBoy, che mi ha visto crescere, di chiamarmi con il mio nome di battesimo…lei mi ha guardato e sollevando un sopracciglio mi ha risposto “Kappa, non rompere i coglioni e siediti a mangiare che il risotto con l’ossobuco si raffredda”.

Domanda 3:
La carriera musicale è quasi sempre influenzata in modo significativo dalla crew,
dal gruppo di provenienza e dalla città di nascita.
Vorremmo saperne di più sulla tua crew e sul modo in cui avete lavorato insieme
per raggiungere i vostri obiettivi comuni.
Raccontaci delle dinamiche di gruppo, delle esperienze condivise
e di come vi siete supportati reciprocamente nel percorso musicale.
Risposta 3:
Le crew in cui ho militato sono fondamentalmente due “Fuori rotta” e “Easy Bro”, che sono poi un rimpasto degli stessi personaggi che da una vita ruotano intorno a me.
Il progetto e-Xnovo non ha funzionato perché sostanzialmente il mio socio Scandalo, non aveva i miei stessi obiettivi: sono una persona che non vede le tinte di grigio, per me le cose sono bianco o nero.
Soprattutto nella musica, se vuoi sfondare devi essere disposto a sposarla come le suore sposano Gesù e rinunciano a darla via per tutta la vita.
Quando gli e-Xnovo hanno avuto la loro grande occasione, io andai dal mio capo e gli dissi “Franco, io ho bisogno di un semestre di aspettativa, sei d’accordo o no?
Perchè se non lo sei è così lo stesso quindi puoi anche licenziarmi.
Nel tempo del tragitto da lavoro allo studio della iXnay production, il mio socio dell’epoca maturò questa strategia: “Dobbiamo dire alla major che io il tour promozionale lo posso fare il sabato e la domenica perchè durante la settimana devo andare al call center… e il rapporto si è chiuso così.
Fuori rotta e Easy Bro sono sinonimo di TommyBoy, Lex e Paro con cui ho fatto la vita della crew come deve essere… tante jolle, notti in taverna da Lex a scrivere, scrivere e scrivere e ancora scrivere, tanto palcoscenico per il solo gusto di farlo.
Epica una notte al Villino di Treviglio dove, invitati a un concorso promosso da una nota emittente radiofonica con l’unico scopo di riesumare i Malamonroe che l’anno precedente a Sanremo giovani avevano avuto il risultato di una loffa (tanta puzza per 10 secondi eliminabile aprendo la finestra), siamo stati proclamati vincitori morali dal pubblico che ha preteso il bis e quando ci siamo esibiti ha fatto letteralmente crollare il club.

Domanda 4:
I tuoi lavori hanno suscitato grande interesse ed apprezzamento da parte del pubblico.
Ci piacerebbe saperne di più sui tuoi progetti.
Potresti condividere con noi qualche dettaglio speciale e raccontarci eventuali aneddoti o curiosità legati alla loro creazione?
Quali sfide hai affrontato durante il processo di realizzazione e cosa rende questi lavori così unici nella tua carriera?
Risposta 4:
Dal punto di vista musicale,
credo che la marcia in più nei miei progetti
sia sempre stata la maniacalità con cui li curo.
Ho sempre cercato di non lasciare mai nulla al caso, ogni scelta ha un suo perché.
Un lavoro di cui vado molto orgoglioso
e che ha un simpatico aneddoto alle spalle è sicuramente il brano “Gonzales”
un brano strumentale commissionatomi da Hip Hop Tv per la Puma:
ricordo che Val S mi chiamò alle 09:00 del mattino
chiedendo di chiudere il brano entro le 18:00…
io chiesi quale fosse il compenso e poi dissi “cazzo si fratello… te lo faccio e come!”
La sfida più grande che ho dovuto affrontare negli anni,
è stata quella di riuscire ad essere sempre credibile:
non ho mai assecondato più di un tot le tendenze del momento,
ho sempre preferito cercare di mettere carattere nelle mie produzioni,
del tipo che appena le senti devi capire che sono io,
poi sei libero di skippare il mio brano, ma entro 5 secondi hai già capito di chi si tratta.
Credo sia questo che rende uniche le mie produzioni, magari brutte, magari belle, sicuramente inconfondibili.

Domanda 5:
Sappiamo che gli artisti sono costantemente alla ricerca di nuove ispirazioni
e di nuovi progetti da realizzare.
Potresti darci un’anteprima esclusiva del tuo prossimo lavoro?
Quali sono le idee e i concetti che stai esplorando
in questa nuova fase della tua carriera?
Ciò che ci puoi svelare ci permetterà di avvicinarci ancora di più
alla tua visione artistica.
Risposta 5:
Il mio rientro nel mondo dell’Hip Hop e in quello della musica, credo si sia capito anche se nella domanda precedente ho mascherato la cosa scherzando, è da un da un lato dovuto all’incontro con lo staff della Stanza dei Fantasmi, dall’altro (ho parlato della vita che ci prende a calci) dal fatto che come musicista, per metabolizzare le sfighe degli ultimi anni che in qualche modo mi hanno anche allontanato dalla musica, ho sentito la necessità di imbracciare la chitarra e vomitare letteralmente fuori dal corpo il veleno che mi stava facendo spegnere come una candela, giorno dopo giorno.
Il senso di ribellione che mi logorava dentro mi ha portato a fare una scelta differente rispetto al genere infatti, il mio nuovo progetto è un concept album punk che, in qualche maniera è un resoconto di quello che è successo negli ultimi anni e una sorta di bilancio di quello che ho combinato nella vita.
Se per caso, dalle residenze anni azzurri ci stesse leggendo qualche fan dei bei tempi andati, lo voglio rassicurare sul fatto che l’incontro con La Stanza ha anche riacceso la voglia di Rap e sottolineo di Rap, non di Trap quindi faremo in modo di snocciolare un back in the days e magari qualcosa di inedito anche su questo genere.
Ultimamente ho anche cominciato a giocare con le intelligenze artificiali che mi permettono finalmente di esplorare le arti grafiche, attraverso cui fino ad oggi, ho potuto dare un contributo limitato all’omino dell’impiccato.
Con le AI ho invece cominciato un progetto su instagram chiamato donkedesigner dove posto giornalmente una foto ritoccata con svariati tools oppure un’immagine generata da una AI accompagnata da un titolo e se ne sento la necessità anche da una breve riflessione e un commento sonoro.
Questo mi permette di condividere una creazione che nasce dal mio modo di percepire un evento, una news o semplicemente uno stato d’animo, unendo le mie passioni in un colpo solo.

Domanda 6:
Per La Stanza Dei Fantasmi la produzione, la distribuzione e la promozione della musica #Urban underground sono state un punto di riferimento nel corso degli anni.
Vorremmo sapere qual è un tuo suggerimento verso un artista emergente.
Com’è cambiato il mondo della “gavetta” e cosa significa oggi “Artista Emergente”?
Risposta 6:
Il mondo underground, per quanto riguarda la musica Hip Hop, posso dire di averlo visto nascere: dalla prima risposta è facile intuire quanto meno in maniera spannometrica la mia età e di conseguenza intuire che la mia carriera e le mie prime esibizioni risalgono agli albori della prima repubblica del Rap (Otierre, Neffa, gli Articolo e così via).
Al tempo internet non esisteva, andavi al muretto, ai concerti di rifondazione comunista e poi cercavi di adescare le copertine dei tuoi dischi a fine esibizione con un cyloom di charas…
Almeno, io Neffa lo ho conosciuto così.
Al tempo niente telefonini o chiavette usb quindi cd in tasca e spacciavi le copie a destra e a manca, le mandavi alle discografiche… tutte le discografiche anche quelle con un nome e una nomea di merda e aspettavi una telefonata…
Oggi è tutto diverso perché c’è internet e i talent show che hanno cambiato in modo sostanziale le regole del gioco: le major ormai vanno a colpo sicuro, amano vincere facile: sponsorizzano per esempio X-Factor e mettono in palio un contratto discografico, e tramite l’analisi dei dati di gradimento del pubblico sanno già a metà stagione chi sarà la prossima pop star su cui puntare.
Questa situazione mi piace poco perchè a tratti questo meccanismo tende a premiare il “caso umano” e non la bravura.
Questo fenomeno porta però le discografiche a demandare una gran parte delle operazioni di scouting alle etichette indipendenti che diventano il viatico per approdare al main stream o per rimanere nell’ambito indie, ma con una carriera più che dignitosa perché internet ha aperto le frontiere dei mercati musicali (ai miei tempi senza una distribuzione decente, potevi essere Eminem ma se riuscivi a vendere 600 copie in lombardia era già tanto), Sfera Ebbasta per esempio, era già ampiamente ascoltato in Europa ancor prima di approdare al circuito dei top player.
In questo scenario i pro sono: la possibilità di scegliere che musica fare con più serenità (la major vuole musica commerciale, internet ti permette di veicolare musica commerciabile), la possibilità di divulgare e commerciare con maggior facilità e su una scala vastissima di possibili acquirenti i propri prodotti e avere un feedback in tempo reale dalla propria audience.
Il grande contro è che in internet, è facile “annegare” nel rumore di fondo che hobbisti incapaci di autovalutarsi creano andando in onda con prodotti assolutamente privi di senso (in parole povere l’effetto “15 minuti di notorietà” di cui parlava Andy Warhol).
Il mio consiglio verso un artista emergente è di non smettere mai di crederci e di agire e pensare come un professionista fri dall’inizio, sapere valutare le possibilità e le occasioni, capire quando e se fare compromessi: ti propongono di cantare “la vecchia fattoria” vestito da lemure transessuale a due teste? magari anche no! ti propongono di rappare un testo scritto da qualcun’altro se funziona perchè non farlo? quando i rapper venivano in studio da me con l’atteggiamento epico da “cavalieri dello zodiaco” e la frase in bocca “io i miei testi me li scrivo da solo”, ho sempre rammentato loro che “Still DRE”, l’ha scritta Jay-Z.
Il nostro percorso è da sempre rivolto
verso la conoscenza, verso la consapevolezza e verso il rispetto
dei Tempi, dei Modi e della Persone.
Apprendere, imparare, metterci in gioco
rappresentano i Cardini del nostro Modo di vivere il Music Business.
Tanti i cattivi o falsi Maestri che abbiamo incontrato (e rispettato),
tanti i Mentori che Ci hanno cambiato le Vite.
Ascoltare i racconti e sviluppare nuove idee basate sulla professionalità
riteniamo essere gli unici modi per un progetto serio e appassionato.
Kappa ha saputo infondere in Noi un modus operandi
che Ci aiuta a credere e perseguire i nostri Obiettivi
mantenendo la barra dell’Hip Hop (quello della Condivisione) dritta.
Abbiamo Fame e Sete di sapere.
Ieri. Oggi. Domani.
Sempre.


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