Cari lettori e appassionati di musica Urban
siamo entusiasti di presentarvi la seconda intervista della nostra nuova rubrica,
Saturday Cafè,
che Vi accompagnerà ogni Sabato su queste pagine
per esplorare il mondo affascinante della scena Urban
e delle sue brillanti menti artistiche.

Prima di iniziare questa avventura emozionante,
vogliamo fare un tuffo nel passato
e ricordare la versione 2020 di Saturday Cafè,
trasmessa in diretta sui nostri canali social.
Per chi abbia perso le puntate live,
abbiamo preparato qualcosa di speciale per Voi.
Abbiamo creato una playlist esclusiva su YouTube
che raccoglie tutte le emozionanti trasmissioni passate.
Il nostro intento è quello di raccontare attraverso le loro parole
le Storie, le Sensazioni e gli Obiettivi
degli artisti che stimiamo di più nel panorama Urban.
Il format è studiato intorno a sei domande
che verranno poste di volta in volta
ai vari artisti che intervisteremo.
Lasciando loro libertà di tempo e spazio
senza nessun filtro e nessuna censura.
L’artista di oggi è Mr. Lob, artista Rap della scena calabrese.
Originario di Belmonte, solista e membro attivo della Crew “G-MC“.
Domanda 1:
Raccontaci in modo approfondito la tua storia nel mondo della musica.
Qual è stato il punto di partenza del tuo viaggio artistico
e quali sono state le tappe significative lungo il percorso?
Condividi con Noi le sfide, i momenti di crescita personale e le esperienze
che ti hanno plasmato come artista.
Risposta 1:
Io ho iniziato come Bboy ballando la break dance per poi transitare nella scrittura,
in questa fase vorrei approfondire la mia carriera da solista in quanto ho visto che vi è una domanda sulla crew e quindi il capitolo Gmc lo affronteremo successivamente.
Le tappe fondamentali della mia carrierra sono scandite da delle uscite ben precise pertanto ho deciso di farvi fare un viaggio cronologico nelle mie pubblicazioni.
Nel 2018 é uscito il mio primo mixtape solista, chiamato proprio 2018.
Il 2018 é stato un anno molto importante per la mia crescita interiore,
all’epoca studiavo e vivevo a Roma,
come in ogni periodo di transizione la confusione regnava sovrana.
Stavo affrontando un periodo emotivamente impegnativo,
qualcosa dentro di me mi sussurrava “Lobí vai oltre”, ma oltre dove?
E così ho iniziato a riallacciare i miei rapporti con Dio, gli esseri umani sono strani, quando la vita scorre tranquilla, il che non vuol dire che sia un bene,
non pensano a Dio, quando vengono messi alle corde se ne ricordano.
Così ho iniziato molto lentamente,
a riavvicinarmi a quella parte di me che aveva sete di sacro,
poi a Roma Vi lascio immaginare!
Li la sacralità la respiri in ogni angolo della città,
così passavo i miei fine settimana nelle chiese della capitale,
chiedendo e cercando risposte, è stato un periodo di solitudine,
bella la solitudine, ho imparato a stare solo,
la nostra società ci trasmette fin da bambini l’idea che la solitudine è da sfigati,
ci deve sempre essere qualcosa da fare, devi riempire il tuo tempo ad ogni costo,
perché se resti solo con te stesso potresti renderti conto che ci sono un sacco di cose che,
in realtà, non funzionano,
e ciò potrebbe portarti a fare delle domande pericolose per lo status quo,
avevo chiesto risposte, e le risposte cominciavano ad arrivare,
ma le risposte delle vita a volte sono tutt’altro che rassicuranti.
Venni in contatto con un Insegnamento molto interessante,
“l’essere umano soffre perché non vede la realtà per come è veramente, se vedesse la realtà per come è veramente non soffrirebbe”
e quindi mi sono detto
“cavolo io sto soffrendo come un cane, mi sono rotto le palle,
capiamo un secondo che diavolo vuol dire sta cosa!
Perché io non voglio soffrire più!”
discorso che non fa una piega, da questa ferma decisione,
metto il mio primo passo sul sentiero del Lavoro,
ho iniziato a leggere tonnellate e tonnellate di libri sull’argomento,
di diversi autori, tra i quali Salvatore Brizzi,
che combinazione teneva una conferenza a Roma a due passi da casa mia,
è stato un incontro che mi ha cambiato la vita,
da quel momento in poi ho capito qual era il Mio obiettivo.
Finita la mia esperienza romana sono ritornato a Cosenza,
ed ho scritto “Benvenuto in Matrix” un singolo che parte dal presupposto
che il film Matrix non è un film di fantascienza,
ma un documentario della realtà,
la trama di Matrix è molto interessante:
le macchine tengono in uno stato di sonno gli esseri umani
i quali credono di essere vivi, ma in realtà sono calati in un mondo virtuale
e tutto ciò è finalizzato ad utilizzarli come batterie.
E non è forse così che realmente funzionano le cose?
E non sto parlando di complottismo o robe del genere,
se noi ci fermiamo ad analizzare le nostre dinamiche interiori
non siamo forse schiavi dei nostri meccanismi (le macchine)
i quali ci succhiano tantissima forza vitale?
Poi è uscito “A notte scura” che è un singolo, o meglio una tappa ben precisa del Viaggio,
è l’ingresso nella selva oscura di Dante,
è la tempesta scatenata da Giunone contro Enea,
sono i 40 giorni nel Deserto di Gesù,
quando la notte buia dell’Anima bussa non puoi fare altro che attraversarla!
Evitarla è impossibile e di questo penso che ce ne siamo resi conto,
quando affrontiamo delle situazioni dolorose per superarle
non abbiamo altra scelta che passarci attraverso!
Poi è uscito “Gioco di Specchi” in quel periodo leggevo Pirandello e Gurdjieff,
e questo singolo parla dell’identità,
pretendiamo di conoscere le persone con cui interagiamo,
“io ti conosco come le mie tasche” ma che cazzo stai dicendo?
Tu puoi conoscere l’altro solo nella misura in cui conosci te stesso…ma te stesso chi?
Quando diciamo “Io mi conosco” chi sta parlando?
Noi negli altri e gli altri in noi vedono solo l’idea di ciò che noi o gli altri siamo
e che ci siamo fatti.
Poi ci sono stati tutti una serie di singoli intermedi che hanno fatto da ponte
in un periodo di ricerca e sperimentazione,
finché era arrivato il momento di scrivere un disco,
e così ho scritto “Non Ducor Duco” che significa non seguo ma conduco,
è un concept Album
che racconta il viaggio di un’anima che arriva sulla Terra,
e tra mille peripezie arriva a dire, “Io sono il creatore della mia realtà”,
poi è uscito un singolo che anticipava un EP,
il singolo si chiama “Dove si Va?”
Stolti gli uomini che pretendono di controllare la vita
e mettersela in tasca come un pacchetto di sigarette,
dovremmo affidarci di più a Dio, e chiedergli di dirigere i nostri passi.”Dove si va?” Anticipava “Come Inception” un EP che ci catapulta in una dimensione onirica,
l’assunto iniziale è
“e se tutti stessimo sognando di vivere,
come potremmo distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è?”
E su questa domanda che si sviluppa il disco,
con un chiaro riferimento al film “Inception”.
Poi ho pubblicato “Il Proiettore”,
supponiamo che stiamo vedendo un film che non ci piace,
se vogliamo cambiare la scena sullo schermo cosa dobbiamo fare?
Non dobbiamo andare con un pennarello a ridisegnare lo schermo,
dobbiamo cambiare pellicola!
In modo che il film proiettato sarà diverso,
quindi sono i cambiamenti interiori che modificano l’esterno e non viceversa,
agire sull’esterno è come agire sulla luce del proiettore,
inutile, ma non facciamo forse tutti così?
siamo identificati con ciò che ci accade fuori credendo che sia slegato da ciò che siamo dentro, il discorso è alquanto complesso, ma in sintesi le emozioni e i pensieri ricorrenti proiettano una certa realtà, quindi se vogliamo cambiare ciò che vediamo proiettato sullo schermo dobbiamo lavorare interiormente, questo chiaramente non avviene dall’oggi al domani non è un processo on/off ma bisogna lavorare duramente per tutta la vita. Poi è uscito Good Vibes un EP di 3 traccie che ha come intento quello di portare good vibes a chi lo ascolta, gioia e leggerezza, è una medicina contro lo sconforto, se sei giù ascolta Good Vibes e poi fammi sapere se funziona o meno. Ho preso un po di tempo per scendere ancora più in profondità ed è così che è nata “Dio Smemorato”, una esortazione a ricordarci che noi siamo Dio, che si è addormentato in un corpo e pertanto ha dimenticato di Essere Dio, nulla conta più di questo, si parla tanto di essere sicuri di sé, sicuri di qua sicuri di la, ma l’unica certezza che abbiamo in questo mondo, è dimorare nella sensazione di esistere, finché non proviamo tale sicurezza che ci viene dalla nostra parte immortale tutto il resto è vano, credimi non conta nulla, tutto il resto è un trono di sabbia. L’ultimo singolo uscito è un esperimento molto particolare, io ho uno studio di produzione/mix e master, il Minerva Studio,perché il mio mestiere è quello dell’ingegnere del suono, e con i miei musicisti abbiamo fatto un blues minore, ho realizzato uno dei miei sogni, quello di suonare con una band, si chiama Lost in Time, ed è la storia di un tipo che si è perso nei meandri del tempo,una proposta interessante, siamo tornati un po alle origini del genere hip hop. La mia musica è orientata all’Essere, il resto è poco interessante.

Domanda 2:
Siamo curiosi di conoscere il dietro le quinte del tuo nome d’arte.
Potresti condividere con Noi l’origine di questo nome
ed il motivo per cui hai scelto proprio quello?
Quali significati o simbolismi sono legati a questo nome
ed in che modo si riflette nella tua musica e nella tua identità artistica?
Risposta 2:
Ricordo che andammo ad una battle di break dance a Catanzaro
e c’era un ballerino che si chiamava Mr X, fortissimo
nel popping, locking ed Electro boogie, che sono degli stili di ballo.
Anche io ero forte in questi stili, sono le prime cose che impari,
de all’epoca mi chiamavo solo Lob che è l’anagramma del mio nome,
ma i miei amici da qual giorno hanno cominciato a dirmi “balli come Mr X”
e sfottendomi mi soprannominarono “Mr Lob”.
Caspita mi è piaciuto subito,
più in là ho indagato ed ho scoperto che Mr. deriva
dal latino Magister,
appellativo che veniva usato nel 1500 per indicare le persone sagge,
e mi ritrovo molto in questa cosa.

Domanda 3:
La carriera musicale è quasi sempre influenzata in modo significativo dalla crew,
dal gruppo di provenienza e dalla città di nascita.
Vorremmo saperne di più sulla tua crew e sul modo in cui avete lavorato insieme
per raggiungere i vostri obiettivi comuni.
Raccontaci delle dinamiche di gruppo, delle esperienze condivise
e di come vi siete supportati reciprocamente nel percorso musicale.
Risposta 3:
La mia esperienza di crew è stata fantastica!
Perché prima di tutto noi siamo amici!
Con Andrea, Manú, Fabio e Simone siamo cresciuti insieme,
letteralmente, pensate che ho una foto di un compleanno dei sette anni di mio fratello
in cui c’eravamo io, Manú, Andrea e Simone
e ci tengo a ribadire questa cosa, noi non ci siamo mai sciolti, non abbiamo mai litigato,
ancora oggi collaboriamo, usciamo insieme,
semplicemente abbiamo messo in pausa un progetto,
che forse magari un giorno potremmo anche riprendere.
Fatta questa premessa il periodo G-Mc è stato fantastico,
il progetto è nato nel 2010 più o meno,
noi già facevamo Freestyle e scrivevamo qualche pezzo, ma niente di che,
ancora non c’era nulla di registrato,
poi un nostro professore ha avviato un progetto a scuola,
in cui dovevamo realizzare un video clip musicale sulla Calabria
e da lì è nata la prima formazione:
eravamo io, DJ Manu, A al quadrato ed E.D.
finito quel progetto abbiamo messo su un home studio ed ha cominciato a frequentarlo anche Simone.
Mamma quanti live e serate abbiamo fatto, 4 dischi all’attivo,
a me fanno ridere gli artisti emergenti di oggi quando non vogliono cantare
perché non c’è tanta gente, noi abbiamo fatto serate dove eravamo solo noi,
ma letteralmente, eppure abbiamo sempre dato il meglio,
ricordo una volta che ci chiamò a suonare un locale di Amantea
e ci siamo fatti 2 ore di concerto davanti alle nostre fidanzate,
che vuol dire due persone.
Poi ricordo gli show che abbiamo organizzato,
una cosa potente che ci ha sempre contraddistinto come gruppo
è che noi eravamo consapevoli che dalle nostre parti l’Hip Hop non se lo filava nessuno, ma invece di lamentarci ci siamo impegnati a portare la nostra voce,
il primo evento organizzato totalmente da noi ha fatto sold out:
1000 persone all’anfiteatro!
Poi c’è stato il periodo universitario e siamo approdati sulla scena cosentina,
è stato bellissimo, abbiamo anche vissuto insieme per 3 anni,
tornavamo da lezione e ci mettevamo al microfono,
Andrea produceva e noi scrivevamo,
un sacco di ragazzi che adesso rappano dalle nostre parti
sono cresciuti con i nostri pezzi e tanti hanno iniziato grazie a noi,
questa è una cosa di cui vado molto fiero.
Finito il periodo universitario a Cosenza io mi sono trasferito a Roma
ed il progetto si è messo in stallo,
l’unico cruccio che mi porto dietro è che l’ultimo nostro disco “mienzu a via”
non è stato molto capito ed a mio avviso è il più bello!
Mo siamo tutti imprenditori, in settori diversi
ed è bello vedere come la vita si evolve e come cambiano le cose,
ma quando ci ritroviamo anche solo per passare una serata insieme
è come se nulla fosse cambiato.

Domanda 4:
Il tuo ultimo lavoro ha suscitato grande interesse e apprezzamento
da parte del pubblico.
Ci piacerebbe saperne di più su questo progetto.
Potresti condividere con noi qualche dettaglio speciale
e raccontarci eventuali aneddoti o curiosità legati alla sua creazione?
Quali sfide hai affrontato durante il processo di realizzazione
e cosa rende questo lavoro così unico nella tua carriera?
Risposta 4:
Il mio ultimo progetto è molto particolare, come dicevo su,
inizialmente non doveva essere un mio pezzo,
un giorno il mio chitarrista mi manda una registrazione e mi fa
“cosa ne pensi di questo riff?
Ho in mente di fare un pezzo blues con una ragazza con cui collaboro”
siccome nel mio studio facciamo anche inediti,
mi è arrivato un fiume di intuizioni ed ho iniziato a scrivere il testo, in inglese.
Ci siamo trovati in studio per sviluppare l’idea e finita la pre-produzione
capimmo immediatamente che quel pezzo non poteva essere cantato da una donna, perché il tiro che aveva preso rendeva di più una voce maschile,
così decidemmo di tenercelo per noi
ed insieme al mio team di lavoro lo abbiamo sviluppato e pubblicato,
nel mezzo abbiamo inserito una strofa rap, e via, è un pezzo suonato,
tutto dalla a alla zeta,
quando hai la fortuna di lavorare con dei musicisti ti si aprono orizzonti nuovi
ed è quello che facciamo nel mio studio,
chiunque venga per realizzare un lavoro avrà un approccio pensato ed ideato
da musicisti che conoscono la musica
e credo che questo sia un grande servizio e un valore aggiunto.

Domanda 5:
Sappiamo che gli artisti sono costantemente alla ricerca di nuove ispirazioni
e di nuovi progetti da realizzare.
Potresti darci un’anteprima esclusiva del tuo prossimo lavoro?
Quali sono le idee e i concetti che stai esplorando
in questa nuova fase della tua carriera?
Ciò che ci puoi svelare ci permetterà di avvicinarci ancora di più
alla tua visione artistica.
Risposta 5:
Il mio prossimo pezzo sarà un inno ai valori tradizionali
che hanno contraddistinto la nostra storia da millenni
e che la globalizzazione sta spazzando via.
Ci fanno bere l’idea che essere figli del mondo sia una cosa figa, cool.
Ma a mio avviso essere figli del mondo vuol dire essere orfani di patria,
privi di radici ben salde,
una quercia può diventare tale solo se ha radici ben profonde nel terreno.
Io sono figlio dell’Italia, nato in Calabria
e finché avrò fiato in corpo porterò la mia Italianità nel mondo!
Finché avrò fiato in corpo insegnerò ai miei figli a parlare in dialetto.
C‘è chi potrebbe additarmi come retrograda per questo,
ma io me ne sbatto, so quello che faccio e perché lo faccio.

Domanda 6:
Per La Stanza Dei Fantasmi la tua conoscenza
è stata un importante punto di riferimento nel corso degli anni.
Vorremmo sapere qual è stata la tua esperienza di collaborazione con Noi.
Come descriveresti i rapporti con il team
e in che modo ti ha supportato nel raggiungimento dei tuoi obiettivi artistici?
Ci piacerebbe conoscere le sensazioni che provi collaborando con Noi
e come questa collaborazione ha contribuito alla tua crescita.
Risposta 6:
Ricordo che con La Stanza ci siamo conosciuti per la prima volta
ad una battle di freestyle in un locale di Quattromiglia a Rende
e poi loro avevano aperto il concerto di Inoki al B-Side ed io ero tra il pubblico.
Finché non siamo finiti per suonare insieme al Rialzo, un centro sociale di Cosenza,
loro all’epoca erano le nuove leve della scena un po come noi
ed organizzavano tante serate e ci chiamavano spesso a suonare.
Poi Alvaro ha fatto gli scratch nel nostro ultimo disco.
Con La Stanza c’è un rapporto di stima reciproca che va oltre la musica.
Ricordo che una volta alla fiera del cioccolato Alvaro lavorava in una friggitoria su Corso Mazzini e mi ha regalato un cono di patatine,
sono cose semplici ma molto significative.
Grazie ragazzi per avermi dato la possibilità di raccontarmi.
E’ sempre bello andare indietro nel Tempo
e rispolverare Ricordi ed Avvenimenti
che hanno ampliato il nostro Bagaglio personale.
Le tante Collaborazioni con i G-MC sono tra le più sentite.
Ognuno dei Ragazzi, Orlando incluso, hanno portato sempre la loro Arte
con Gioia e Spensieratezza ad ogni nostra Serata.
Di questo e di tanto altro li ringrazieremo.
Sempre.


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